Editoriale
Pubblicato: 2018-06-15

Perché le Università e il mondo scientifico dovrebbero stare alla larga dalle industrie del tabacco

Società Italiana di Tabaccologia (SITAB)
Direttore Scientifico di Tabaccologia/Tobaccology Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie infettive, “Sapienza” Università degli Studi di Roma
Presidente European Network for Smoking and Tobacco Prevention (ENSP)
Department of Pneumology, Universitatea de Medicina si Farmacie “Grigore T. Popa” - Iasi, Romania
Division of Respirology, Western University, London, Canada
Direttore Responsabile di Tabaccologia/ Tobaccology
Dirigente Responsabile UOS Alcologia e Nuove Dipendenze Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze, ASST di Vimercate (MB)

La ricerca scientifica delle Università non dovrebbe mai accettare finanziamenti da aziende operanti nel medesimo settore in cui essa è applicata con studi e ricerche, per evidenti conflitti d’interesse che potrebbero influenzare o condizionare l’andamento e i risultati della ricerca stessa.

La ricerca scientifica delle università non dovrebbe mai accettare finanziamenti da aziende in evidente conflitto d’interesse che potrebbero condizionare i risultati della ricerca stessa.

Ciò vale a maggior ragione per industrie i cui metodi produttivi o prodotti finiti recano danno alla salute dell’uomo, come quella del tabacco 1.

Le Università che scendono a patti con questo mercato, accettando i vantaggi offerti da sovvenzioni e donazioni, diventano complici nel diffondere “l’epidemia del tabacco” 2 perché il denaro dei finanziamenti deriva direttamente dalla vendita dei prodotti del tabacco! Si tratta di soldi “sporchi” che causano malattia, sofferenza e morte delle persone 3.

I ricercatori che accettano tali finanziamenti rischiano di accogliere nel loro campo il “cavallo di Troia” delle industrie del tabacco e dovrebbero ricordare quel passo di Virgilio nell’Eneide (Virgilio, Eneide, lib.II, v. 49): “Temo i Greci anche quando portano doni” (“Timeo Danaos et dona ferentes”). È il grido inascoltato con cui il povero Laocoonte cerca vanamente di convincere i Troiani a non accogliere nelle mura il fatale cavallo. Il finale è noto.

La ricerca scientifica universitaria, per il nesso che la lega alle giovani generazioni di scienziati che in essa si formano, a maggior ragione ha il dovere di non cooperare con l’industria del tabacco soprattutto tenendo conto delle politiche commerciali che questa pone in essere per arruolare i giovani e trasformarli, attraverso la dipendenza, in “clienti fedeli” per tanti anni 4.

In alcuna maniera il mondo accademico dovrebbe avallare l’affannosa ricerca di una rinnovata “verginità” dei colossi del tabacco, peraltro mai avuta, riproposta negli ultimi tempi con l’immissione sul mercato di prodotti “a rischio ridotto” come quelli del cosiddetto “fumo freddo” tentando di riciclarsi, come il lupo nelle vesti di pecora, da fabbrica di morte a health company 5. Addirittura l’industria del tabacco ha cercato di riciclarsi cambiando nome: addio Philip Morris, benvenuta Altria Group, Inc 6. Oggi è Mondelēz International.

La responsabilità sociale delle Università

Le Università, per “mission genetica”, sono istituzioni dedicate al miglioramento della vita attraverso la ricerca e la diffusione della conoscenza. Il contesto universitario facilita la comunicazione “peer to peer” tra i giovani e l’acquisizione di conoscenze e capacità che portano ad agire per migliorare la propria salute e quella della collettività e la propagazione di stili di vita salutistici attraverso l’emulazione del comportamento.

Le Università sono investite di una importante responsabilità etica per aiutare il mondo a contenere ed eliminare l’epidemia di tabacco, con la ricerca, la formazione e l’informazione. Per questo devono essere messe al riparo, con regolamenti stringenti, da qualsiasi manovra che possa minarne le libertà indispensabili per la ricerca della verità scientifica, anche a costo di rinunciare alle lusinghe di ricchi finanziamenti che potrebbero accelerare il perseguimento dei propri obiettivi scientifici. Diversamente perderebbero ogni credibilità gettando in aria anni di tradizione e di rigorose ricerche.

Le Università sono investite di una importante responsabilità etica per aiutare il mondo a contenere ed eliminare l’epidemia di tabacco, con la ricerca, la formazione e l’informazione.

La necessità di tutelare la propria autorità morale accademica impone alle Università di rinunciare a qualsiasi forma di cooperazione con l’industria del tabacco 7.

La natura del problema

Sebbene il tabacco sia utilizzato in Occidente da almeno 500 anni, i danni alla salute umana sono iniziati con la fine del 1800 quando, grazie alla produzione meccanizzata delle sigarette con quella che diventerà famosa come “macchina di Bonsack”, la fabbricazione delle sigarette è passata da un sistema artigianale ad una enorme produzione industriale che ha consentito di inondare il pianeta di sigarette arrivando oggi a quella che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) chiama Tobacco Epidemic.

I danni alla salute umana sono iniziati con la fine del 1800 quando la fabbricazione delle sigarette è passata da un sistema artigianale ad una enorme produzione industriale.

L’epidemia di tabagismo ha condotto inesorabilmente il pianeta al cosiddetto olocausto dorato (The Golden Holocaust) per oltre 7 milioni di decessi fumo-correlati ogni anno 8 9.

Nonostante le ormai numerose e consolidate evidenze di causalità tra fumo di tabacco e patologie fumo-correlate, più di un miliardo di persone nel mondo continua a fumare. La prevalenza e l’incidenza del fumo sono aumentate tutte le volte che, nel corso degli ultimi 150 anni, ci sono state controversie fra ricercatori sulla reale causalità fra consumo di tabacco e patologie correlate. Per oltre mezzo secolo l’industria del tabacco ha usato queste controversie praticando la strategia del dubbio 5 10.

Oggi, invece, grazie alle politiche di contrasto poste in essere nei Paesi Occidentali, l’industria del tabacco si trova in un disperato bisogno di carpire la benevolenza delle Università per alimentare l’inganno della non causalità tra il fumo di tabacco e alcune tipiche patologie fumo-correlate 11 12.

Il comportamento dell’industria del tabacco

L’industria del tabacco contemporanea è nata praticamente nel 1882 grazie all’incontro tra il genio commerciale di James Buchanan Duke con il meccanico Bonsack, inventore dell’omonima macchina che consentiva di produrre una specie di sigaretta infinita che veniva suddivisa nella misura giusta grazie a tagli meccanici. Accompagnando la produzione meccanizzata delle sigarette con efficaci azioni di marketing, Buchanan Duke inventò l’industria del tabacco rendendosi inconsapevolmente responsabile di una delle peggiori stragi che il mondo abbia mai conosciuto.

Questa interpretazione poteva essere poco accettabile fino alla fine degli anni ’40, ma da allora in poi le proprietà pericolose dei prodotti del tabacco sono state identificate e ben studiate e l’industria del tabacco è divenuta sempre più irresponsabile e criminale 8.

Big Tobacco, termine con il quale si identificano le più grandi aziende dell’industria del tabacco mondiale, ha dimostrato di essere del tutto indifferente al dolore e alla sofferenza inflitta all’umanità dai suoi prodotti, adottando un modello di business che antepone la crescita esponenziale del profitto al maggior valore della vita dei consumatori.

Una volta accertato dalla comunità scientifica che l’uso del tabacco è causalmente associato a morte prematura e a malattie croniche evitabili, l’industria del tabacco ha affrontato la minaccia ai suoi profitti ricorrendo alla menzogna e all’inganno 13, invece di investire per rendere i suoi prodotti meno pericolosi. Solo recentemente, messa alle strette da una più diffusa sensibilità sociale nei confronti dei danni alla salute pubblica derivanti dai prodotti del tabacco, l’industria è entrata nella prospettiva di “riduzione del danno”, sviluppando prodotti meno tossici (e-cig, IQOS o “fumo freddo”), dei quali peraltro si sa ancora poco e, in particolare, non se ne conoscono gli effetti a lungo termine. Questi prodotti hanno un senso come sostituti delle sigarette tradizionali per i fumatori che non vogliono o non riescono a smettere, ma rappresentano un grande pericolo per i non fumatori perché, essendo pubblicizzati come meno nocivi, possono far avvicinare al tabacco anche chi non fuma. Paradossalmente, questi prodotti meno tossici potrebbero determinare una maggiore prevalenza dei danni del tabacco alla salute pubblica.

Paradossalmente i prodotti meno tossici potrebbero determinare una maggiore prevalenza dei danni del tabacco alla salute pubblica.

Ancora una volta si getta scompiglio nel fronte della ricerca scientifica sulle conseguenze del fumo del tabacco, prendendo tempo per acquisire nuove quote di mercato.

I nuovi prodotti derivanti dalle strategie industriali della cosiddetta “riduzione del danno” potrebbero avere un ruolo analogo a quello che ebbe la macchina di Bonsack sul finire del XIX secolo: ampliare il consumo di tabacco.

Tornando ai rapporti tra questa industria e la ricerca è necessario non dimenticare mai che la strategia sulla quale ha investito Big Tobacco è stata quella di lanciare un attacco massiccio e sistematico per sovvertire le acquisite conoscenze scientifiche 14 15, contro-informare l’opinione pubblica e i decisori e ritardare qualsiasi forma di controllo sulla fabbricazione e l’utilizzazione dei suoi prodotti. È famoso il caso del “Frank Statement”, un’eccellente esempio di come l’industria abbia fatto credere al pubblico di interessarsi al problema dei danni alla salute causati dal tabacco quando invece l’intento era solo quello di cautelarsi legalmente e insabbiare la verità per più tempo possibile al fine di continuare a vendere e fare profitti 15 16.

Questo attacco alle conoscenze scientifiche, etichettate spesso come “scienza spazzatura” a seconda delle circostanze, continua ancora oggi, in forme subdole o sfacciatamente chiare, a seconda dei contesti nazionali in cui opera.

L’onnipresente beneficio del dubbio sulle malattie causate dal tabacco, seminato dalle multinazionali del settore, è una truffa progettata ad hoc per impedire la traduzione delle conoscenze in politiche sanitarie che possano portare a riduzione del consumo e quindi dei profitti. La strategia di Big Tobacco è stata sempre quella di generare il dubbio nella mente dei giudici, delle giurie e dell’opinione pubblica, a cui manca il background tecnico-scientifico necessario per analizzare in modo critico la relazione causale tra fumo e danni provocati alla salute, come si evidenzia in alcuni documenti confidenziali tipo “Noi siamo la fabbrica del dubbio…”, creando di fatto quella che viene chiamata agnotologia, ovvero lo studio dell’ignoranza “costruita”. Questa strategia è stata usata per paralizzare gli sforzi della comunità scientifica di comprendere sempre meglio la storia naturale delle malattie associate al consumo del tabacco.

In attuazione di tale strategia, l’industria del tabacco ha avviato ricerche parallele, opportunamente manipolate, assoldando e corrompendo vari ricercatori in tutto il mondo, con l’esplicito proposito di insinuare il dubbio e contenere il senso di risentimento dell’opinione pubblica verso il settore del tabacco. Tutto ciò sempre agendo con indifferenza e insensibilità per la sofferenza provocata e con lo scopo di rinviare qualsiasi controllo sociale che potrebbe in qualche modo incidere sulle sue spregiudicate strategie commerciali 11 16.

Per oltre sei decenni, il “cartello” del tabacco ha cercato in ogni modo di contestare attivamente sui media e nelle aule di tribunale i risultati scientifici che lo inchiodavano alle sue responsabilità: un’impostura che ha, con un certo successo, camuffato i suoi inganni per sviare l’attenzione e il giudizio della pubblica opinione e delle autorità politiche 11 12.

Per queste azioni di sabotaggio delle ricerche scientifiche, l’industria del tabacco ha anche fatto ricorso alla corruzione di personaggi di spicco in ambito medico-scientifico, come Ragnar Raylander in Svizzera (Professore dell’Università di Ginevra, pagato per produrre ricerche volte a negare gli effetti nocivi del fumo di tabacco, condannato nel 2003 dalla Corte di giustizia di Ginevra, per “frode scientifica senza precedenti nel campo del fumo passivo”), Gaston Vettorazzi in USA (ex-tossicologo dell’OMS, assoldato per ostacolare l’entrata in vigore di regolamentazioni a tutela della salute umana che avrebbero limitato l’uso di pericolosi pesticidi nella coltivazione del tabacco) e Giuseppe Lojacono in Italia (ex Professore di Economia Sanitaria dell’Università di Perugia, Direttore della Rivista Epidemiologia e della omonima Società Scientifica, informatore segreto anti-IARC pagato per screditare i risultati di un importante studio sul fumo passivo ed enfatizzare invece l’inquinamento come causa di tumore al polmone) 17-21.

Parimenti l’industria del tabacco ha corrotto politici e giornalisti per travisare i risultati della ricerca ogni qualvolta questi erano sentiti come minacciosi per i propri profitti. Ancora oggi Big Tobacco acquista indulgenza e influenza attraverso contributi elettorali a politici, sponsorizzazione di eventi sportivi e culturali, sostegno finanziario di iniziative comunitarie, di beneficenza, di istituzioni filantropiche (come la Croce Rossa, il Movimento italiano Genitori - MOIGE), fino alla promozione, attraverso holding consociate, di convegni scientifici su temi di inquinamento ed ecologia ambientale, relegando ad un ruolo ancillare il problema tabacco 17 22-25.

L’industria ha persino creato gruppi di opinione per sabotare le azioni dell’OMS per il controllo del tabacco e per travisare le relazioni sulla nocività del fumo passivo 26 fra cui le conclusioni dell’IARC sul rapporto di causalità tra fumo passivo e cancro polmonare 17. Come se non bastasse, ha fatto pressione sulle aziende farmaceutiche che promuovevano campagne e terapie per la smoking cessation per non vedere ridotto il proprio bacino di utenza, ha minacciato le compagnie aeree contro l’adozione di restrizioni al fumo a bordo degli aerei 27.

Le istituzioni sanitarie e accademiche hanno il compito di trasmettere ai futuri professionisti della salute la capacità di trattare e prevenire il fumo.

Tutte queste pratiche sono quelle di un’industria corrotta che, evidentemente, sono incompatibili con qualsiasi tipo di collaborazione con le istituzioni sanitarie in generale e accademiche in particolare 28. Queste piuttosto, hanno il compito di trasmettere ai futuri professionisti della salute la capacità di trattare e prevenire il fumo 29 e dovrebbero avere una dichiarazione d’intenti che vieti specificamente agli organismi accademici di accettare finanziamenti dall’industria del tabacco, compresi i finanziamenti per borse di studio.

Negli Stati Uniti ci sono già diversi esempi di questa politica ed è auspicabile che presto si diffonda in tutto il mondo. Un esempio degli effetti di tale politica è la decisione dell’European Journal of Public Health di non pubblicare più nessuna ricerca finanziata dall’industria del tabacco, pratica già adottata da molte altre riviste mediche come BMJ, Heart, Thorax, Plos One e molte altre 30.

Riferimenti bibliografici

  1. Walsh RA, Sanson-Fisher RW. What universities do about tobacco industry research funding. Tobacco Control. 1994; 3:308-15.
  2. Cohen JE. Universities and tobacco money: some universities are accomplices to the tobacco epidemic. Br Med J. 2001; 323:1-2.
  3. Chapman S, Shatenstein S. The ethics of the cash register: taking tobacco research dollars. Tobacco Control. 2001; 10:1-2.
  4. Dunn WL, Philip Morris Research Center. Motives and incentives in cigarette smoking. 1973. Publisher Full Text
  5. Zagà V, Amram DL. Philip Morris da fabbrica di morte a “health company”. Tabaccologia. 2017; 1:7-9.
  6. Meyers ML. Philip Morris changes its name, but not its harmful practices. Tobacco Control. 2002; 11:169-70.
  7. Turcotte F. Why universities should stay away from the tobacco industry. Drug Alcohol Rev. 2003; 22:107-8.
  8. Kluger R. Ashes to ashes: America’s hundred-year cigarette war, the public health, and the unabashed triumph of Philip Morris. Alfred A. Knopf: New York; 1996.
  9. Proctor RN. Golden Holocaust. California University Press: San Francisco; 2011.
  10. Bero L, Barnes DE, Hanauer P. Lawyer control of the tobacco industry’s external research program: the Brown and Williamson documents. JAMA. 1995; 274:241-7.
  11. Wigand JS. Dalla conoscenza all’azione: elaborazioni di una coscienza morale all’interno dell’industria del tobacco. Tabaccologia. 2009; 4:13-9.
  12. Wigand JS. Dalla conoscenza all’azione: scacco matto a Big Tobacco/From knowledge to action: checkmate for Big Tobacco. Tabaccologia. 2010; 1:17-25.
  13. Cattaruzza MS, Giordano F, Osborn JF, Zagà V. Storia della nicotino-dipendenza/History of nicotine addiction. Tabaccologia. 2014; 1-2:10-9.
  14. Hirschorn N. Shameful science: four decades of the German tobacco industry’s hidden research on smoking and health. Tobacco Control. 2000; 9:242-7.
  15. Crystal HM, Muggli ME. BIG TOBACCO ...e ora le scuse. Tabaccologia. 2013; 4:17-9.
  16. Renzi D, Ali HM, Giorgi E, Cattaruzza MS. The frank statement: il documento che tutti dovrebbero conoscere/The frank statement: the document that everyone should know. Tabaccologia. 2010; 2:14-7.
  17. Zagà V, Salvati F. La tela del ragno della lobby del tabacco. Gole profonde. Quello che i fumatori (e i non fumatori) non sanno. Pneumorama. 2006; 42:16-20.
  18. Committee of Experts, Zeltner T, Kessler DA, Martiny A, Randera F. Tobacco company strategies to undermine tobacco control activities at the World Health Organization. Report of the Committee of Experts on Tobacco Industry Documents. RJ Reynolds Records. 2000. Publisher Full Text
  19. Malka S, Gregori M. Infiltration: Une taupe à la solde de Philipp Morris. Georg Editeur: Ginevra; 2005.
  20. McDaniel PA, Solomon G, Malone RE. The tobacco industry and pesticide regulations: case studies from tobacco industry archives. Environ Health Perspect. 2005; 113:1659-65.
  21. Ong EK, Glantz SA. Tobacco industry efforts subverting International Agency for Research on Cancer’s second-hand smoke study. Lancet. 2000; 355:1253-9.
  22. Red Cross Red Crescent non-engagement with tobacco companies. IFRC. 2015. Publisher Full Text
  23. Red Cross museum tries to return tobacco money. Swissinfo.ch. 2013. Publisher Full Text
  24. Moige e Philip Morris educano il minore. Tabaccologia. 2005; 2:47-8.
  25. Moige e Philip Morris replica. Tabaccologia. 2005; 3:41.
  26. Muggli ME, Forster JL, Hurt RD, Repace JL. The smoke you don’t see: uncovering tobacco industry scientific strategies aimed against environmental tobacco smoke policies. Am J Public Health. 2001; 91:1419-24.
  27. Landman A. Push or be punished: tobacco industry documents reveal aggression against businesses that discourage tobacco use. Tobacco Control. 2000; 9:339-46.
  28. Smith R. Should Nottingham University give back its tobacco money?. Br Med J. 2001; 322:1118.
  29. Enea D, Mangiaracina G. Proposta di inserimento dell’insegnamento della disciplina “Tabagismo e problemi fumo-correlati” nelle Facoltà mediche. Quaderni delle Conferenze Permanenti delle Facoltà di Medicina e Chirurgia. Med Chir. 2008; 44(1869-71)Publisher Full Text
  30. McKee M, Allebeck P. Why the European Journal of Public Health will no longer publish tobacco industry-supported research. Eur J Public Health. 2014; 24:182.

Affiliazioni

Vincenzo Zagà

Società Italiana di Tabaccologia (SITAB)

Maria Sofia Cattaruzza

Direttore Scientifico di Tabaccologia/Tobaccology Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie infettive, “Sapienza” Università degli Studi di Roma

Francisco Rodriguez Lozano

Presidente European Network for Smoking and Tobacco Prevention (ENSP)

Antigona Trofor

Department of Pneumology, Universitatea de Medicina si Farmacie “Grigore T. Popa” - Iasi, Romania

Marco Mura

Division of Respirology, Western University, London, Canada

Giacomo Mangiaracina

Direttore Responsabile di Tabaccologia/ Tobaccology

Biagio Tinghino

Dirigente Responsabile UOS Alcologia e Nuove Dipendenze Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze, ASST di Vimercate (MB)

Copyright

© Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri – Italian Thoracic Society (AIPO – ITS) , 2018

Come citare

Zagà, V., Cattaruzza, M. S., Lozano, F. R., Trofor, A., Mura, M., Mangiaracina, G., & Tinghino, B. (2018). Perché le Università e il mondo scientifico dovrebbero stare alla larga dalle industrie del tabacco. Rassegna Di Patologia dell’Apparato Respiratorio, 33(3), 123-127. https://doi.org/10.36166/2531-4920-2018-33-33
  • Abstract visualizzazioni - 305 volte
  • PDF downloaded - 78 volte