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Pubblicato: 2023-06-30

Patologie Infettive Respiratorie e Tubercolosi

School of Medicine and Surgery, University of Milano Bicocca; UOC Pneumologia, Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, Monza (MB)
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Articolo

I pazienti con bronchiectasie rappresentano spesso una sfida gestionale non solo per le frequenti infezioni e le colonizzazioni batteriche che causano sintomi cronici quali tosse ed espettorazione muco-purulenta, ma anche per la diagnostica differenziale delle comorbilità respiratorie.

Nell’ultimo anno in particolare si è focalizzata l’attenzione del mondo scientifico su due comorbilità respiratorie non infrequenti tra i pazienti con bronchiectasie che possono peggiorare il quadro clinico generale e la prognosi della patologia: asma e disturbi respiratori nel sonno.

Per quanto riguarda l’asma vi sono 2 aspetti da considerare: i sintomi e la patogenesi.

Poiché entrambe sono patologie delle vie aeree alcuni sintomi quali tosse stizzosa e respiro sibilante, presenti in entrambe le patologie, possono portare a una misdiagnosi o a un ritardo diagnostico. Una interessante review ad autore Hisako Matsumoto ha messo in evidenza come fino al 34% dei pazienti con bronchiectasie presenti wheezing e fino al 46% possa presentare come comorbilità l’asma 1. Se poi consideriamo pazienti con sintomatologia asmatica grave (asma severo) fino al 68% può presentare come comorbilità le bronchiectasie 1. Questi risultati ci ricordano come la nostra attenzione nel cercare una coesistenza delle due comorbilità debba rimanere alta.

Per quanto riguarda la patogenesi, uno studio recentemente pubblicato sul Blue journal ha messo in luce come il 20% dei pazienti con bronchiectasie presentino infiammazione eosinofila 2. Il ruolo dell’infiammazione eosinofila deve tuttavia essere maggiormente indagato. Se da una parte infatti l’assenza di eosinofilia nel sangue periferico (definita come numero di eosinofili < 100 cellule/microL) era associata ad una maggiore severità delle bronchiectasie (valutata attraverso il bronchiectasis severity index) e ad un aumento della mortalità, dall’altra, dopo aver corretto per la presenza di infezioni croniche, la presenza di eosinofilia periferica (in particolare valori di eosinofili > 300 cellule/microL) rappresentava un fattore di rischio per esacerbazione 2.

Di fatto la presenza di infiammazione eosinofila potrebbe essere considerata un “treatable-trait” nei pazienti con bronchiectasie e potrebbe potenzialmente rispondere al trattamento con farmaci biologici che presentano come target l’infiammazione di tipo Th-2 1,2. Studi proprio sull’utilizzo di farmaci biologici nelle bronchiectasie sono attualmente in corso (e.g. MAHALE study - Identifier: NCT05006573).

È quindi importante nei pazienti bronchiectasici escludere attraverso un’accurata anamnesi e delle prove funzionali complete la presenza di asma. Non dimentichiamoci nel work-up diagnostico delle bronchiectasie anche l’importanza di una valutazione basale dell’eosinofilia plasmatica.

In secondo luogo, anche i disturbi respiratori del sonno (soprattutto la sindrome delle apnee ostruttive), per anni scarsamente sospettati e poco indagati nei pazienti con bronchiectasie, sembrano essere una comorbilità non di secondaria importanza. La loro presenza nei pazienti con infezioni respiratorie croniche comprese le bronchiectasie è stata recentemente indagata in una review 3. Sebbene esistano ancora pochi studi di prevalenza, e ancora meno studi che indaghino i fattori predisponenti e l’impatto prognostico di tali disturbi nei pazienti con bronchiectasie, dai dati preliminari a disposizione sembra che possano esserne affetti fino al 50% dei pazienti con bronchiectasie talvolta in assenza dei segni e dei fattori predisponenti tipici della patologia (quali l’obesità). Fattori quali il sonno frammentato da tosse, dolore o reflusso gastroesofageo possono rendere più instabile il controllo del respiro con facile induzione del perpetuarsi di disturbi respiratori notturni (loop gain). Inoltre il cross-link tra le due patologie può rendere più preponderante la collassabilità e la ridotta risposta compensatoria della muscolatura delle alte vie aeree per aumento dello stimolo infiammatorio locale e/o sistemico. La severità del quadro bronchiectasico, per esempio pazienti colonizzati da P. aeruginosa e frequenti riacutizzatori, così come la presenza di comorbilità (quali BPCO e deficit della motilità ciliare) possono giocare un ruolo favorente sullo sviluppo dei disturbi respiratori del sonno 3.

Futuri studi osservazionali su coorti ampie di pazienti bronchiectasici potrebbero aiutarci a fare maggiore chiarezza sulla prevalenza, severità ed impatto sui sintomi e sulla prognosi dei disturbi respiratori del sonno.

Riferimenti bibliografici

  1. Matsumoto H. Bronchiectasis in severe asthma and asthmatic components in bronchiectasis. Respir Investig. 2022; 60:187-196. DOI
  2. Shoemark A, Shteinberg M, De Soyza A. Characterization of eosinophilic bronchiectasis: a European multicohort study. Am J Respir Crit Care Med. 2022; 205:894-902. DOI
  3. Faverio P, Zanini U, Monzani A. Sleep-disordered breathing and chronic respiratory infections: a narrative review in adult and pediatric population. Int J Mol Sci. 2023; 24:5504. DOI

Affiliazioni

Paola Faverio

School of Medicine and Surgery, University of Milano Bicocca; UOC Pneumologia, Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, Monza (MB)

Copyright

© Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri – Italian Thoracic Society (AIPO – ITS) , 2023

Come citare

Faverio, P. (2023). Patologie Infettive Respiratorie e Tubercolosi. Rassegna Di Patologia dell’Apparato Respiratorio, 38(1), 19-20. https://doi.org/10.36166/2531-4920-N680
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