Articolo originale
Pubblicato: 2024-04-16

Il disagio psicologico nel long COVID

Servizio Psicologico, Riabilitazione Respiratoria e Prevenzione Tisiopneumologica, ASL Umbria 1, Perugia
Servizio Psicologico, Riabilitazione Respiratoria e Prevenzione Tisiopneumologica, ASL Umbria 1, Perugia
Servizio di Psicologia Ospedaliera, Ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino, Loc. Branca, Gubbio (PG)
Istituto di Medicina del Lavoro, Università di Perugia, Perugia
Dipartimento Medicina e Chirurgia, Medicina Interna e Scienze Endocrine e Metaboliche, Università di Perugia, Perugia
Riabilitazione Respiratoria e Prevenzione Tisiopneumologica, ASL Umbria 1, Perugia
long COVID e ansia depressione disturbo post traumatico da stress

Abstract

Introduzione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il “long COVID” una sindrome che si verifica entro 3 mesi dall’inizio di un’infezione da SARS-CoV-2. I sintomi, che durano almeno 2 mesi, possono avere un andamento episodico, o un carattere persistente. Le manifestazioni cliniche del long COVID sono eterogenee (affaticamento, difficoltà respiratoria, mialgie, dolori articolari, etc.). Scopo del presente studio è valutare la presenza e l’intensità dei sintomi psicologici in una popolazione di pazienti guariti dal COVID.
Materiali e metodi. Nel 2020, presso l’Unità di Riabilitazione Respiratoria e Prevenzione Tisiopneumologica della ASL Umbria 1 di Perugia, è stato attivato un percorso di valutazione clinica e funzionale per soggetti guariti dal COVID, ad almeno un mese dalla negativizzazione del tampone molecolare, che continuavano a lamentare sintomi coerenti con il “long COVID”. La valutazione psicologica è stata condotta mediante colloquio clinico, integrato dalla somministrazione di tre questionari: GAD-7, PHQ-9, IES-R.
Risultati. Fra Giugno 2020 e Dicembre 2021 sono state valutate 152 persone, il 73% delle quali aveva necessitato di ricovero ospedaliero per COVID. L’elaborazione dei risultati dei questionari ha mostrato che: il 53% dei pazienti presentava sintomatologia ansiosa, il 47% presentava sintomatologia depressiva, e il 20% sintomatologia post traumatica da stress.
Discussione e conclusioni. I sintomi psicologici riscontrati sono risultati correlati con l’infezione da SARS-CoV-2; tale dato si dimostra in accordo con i risultati della letteratura finora esistente. Nel nostro studio, il ricovero, come espressione di forma più severa di malattia, non è risultato associato ad un incremento del rischio di sviluppare sintomi psichici. Viceversa, verosimilmente per un vissuto di disagio psicologico da isolamento, il disagio psicologico più rilevante è emerso nei soggetti che avevano presentato una forma più lieve di malattia.

Introduzione

Il 6 Ottobre 2021 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato la definizione clinica ufficiale del long COVID 1,2. Tale definizione è il risultato di un consenso fondato sul metodo Delphi, ovvero definizione descrittiva basata su opinioni soggettive (Delphi consensus) suscettibile di nuovi aggiornamenti. Secondo l’OMS, il long COVID (“post-COVID-19 condition”) si verifica in genere 3 mesi dopo l’inizio di un’infezione da COVID e i sintomi durano almeno 2 mesi. I sintomi possono ripresentarsi dopo un iniziale recupero da COVID-19, o semplicemente persistere dopo la malattia iniziale; possono, dunque, presentare un andamento episodico anche ricorrente (fluttuante) o un carattere persistente 1-6. Le manifestazioni cliniche del long COVID sono eterogenee ed includono: affaticamento, mancanza di respiro e deterioramento cognitivo (nebbia cerebrale), ma anche mialgie, dolori articolari, cefalea, alterazioni del gusto e dell’olfatto, alopecia, etc. Fra i sintomi più comuni si riscontrano i sintomi psicologici: alterazioni del sonno, malessere cronico, flessione del tono dell’umore, ansia, delirium, psicosi, sintomi collegati al disturbo da stress post traumatico (Post Traumatic Stress Disorder, PTSD) 1-6.

Lo scopo del nostro studio è stato valutare la presenza e l’intensità dei sintomi psicologici in una popolazione di pazienti guariti dal COVID, per verificare la presenza effettiva dei sintomi psicologici tra le manifestazioni cliniche del long COVID.

Materiali e metodi

Nel mese di Giugno 2020 presso l’Unità di Riabilitazione Respiratoria e Prevenzione Tisiopneumologica della ASL Umbria 1 di Perugia è stato attivato un percorso di valutazione clinica e funzionale rivolto ai soggetti che avevano presentato infezione da SARS-CoV-2, dopo almeno un mese dalla negativizzazione del tampone molecolare. La valutazione clinica e strumentale comprendeva visita pneumologica e prove di funzionalità respiratoria, visita psicologica e somministrazione di test psicometrici.

Il campione di riferimento, valutato fra Giugno 2020 e Dicembre 2021, ha coinvolto 185 persone che avevano presentato infezione da SARS-CoV-2, dopo almeno un mese dalla negativizzazione del tampone molecolare. Di questi, 152 pazienti (pari a 82%) hanno effettuato la valutazione psicologica.

La valutazione psicologica è stata condotta mediante colloquio clinico e somministrazione dei seguenti questionari 7:

  1. General Anxiety Disorder-7 (GAD-7), una scala, composta da 7 item, utilizzata per valutare la presenza e l’intensità dei sintomi del disturbo d’ansia generalizzato (DAG);
  2. Patient Health Questionnaire-9 (PHQ-9), una scala, composta da 9 item, utilizzata per rilevare la presenza e l’intensità di sintomatologia depressiva;
  3. Impact of Event Scale - Revised (IES-R), una scala, composta da 30 item, utilizzata per rilevare la presenza di sintomatologia del PTSD.

Durante il colloquio psicologico, oltre all’anamnesi personale e familiare, sono state raccolte informazioni utili ai fini del nostro studio, ovvero: l’evenienza del ricovero ospedaliero, l’intensità di cura ricevuta (ventilazione invasiva, ventilazione non invasiva, ossigenoterapia, terapia farmacologica), la pregressa terapia psicofarmacologica e/o le pregresse difficoltà di natura psicologica. La valutazione psicologica, sopra descritta, si concludeva con il colloquio di restituzione e con la refertazione scritta; in caso di necessità, il paziente veniva inviato al Servizio di Psicologia Ospedaliera della ASL Umbria 1 per la gestione dell’intervento psicologico più adeguato (sostegno psicologico, psico-educazione, tecniche di rilassamento, psicoterapia), volto a migliorare il tono dell’umore, ad elaborare l’esperienza traumatica vissuta e a recuperare un adeguato livello di qualità della vita.

Risultati

Il campione dei 152 pazienti esaminati era così distribuito: 96 uomini (63,1%), 56 donne (36,9%); l’età media è risultata pari a 62 anni. Il paziente più giovane è risultato un maschio di 20 anni ed il più anziano un maschio di 91 anni. Il 73% del campione esaminato (n = 111) aveva effettuato ricovero ospedaliero per COVID, della durata media di 25 giorni; il 27% (n = 41) del campione, invece, ha trattato a domicilio la malattia.

Dalla somministrazione ai pazienti dei tre questionari (GAD-7, PHQ-9, IES-R) emergono i seguenti risultati:

  1. il 53% riferiva sintomatologia ansiosa (Fig. 1), dei quali: 32% ansia lieve, 13% ansia moderata, 8% ansia grave;
  2. il 47% riferiva sintomatologia depressiva (Fig. 2), dei quali: 35% depressione lieve, 5% depressione moderata, 5% depressione moderata/grave, 2% depressione grave;
  3. il 20% riferiva sintomatologia post traumatica da stress (Fig. 3), dei quali: solo il 3% con alcuni dei sintomi del PTSD, il 17% con diagnosi di PTSD.

Dei 152 pazienti esaminati, il 6,5% (n = 10) riferiva nell’anamnesi l’uso pregresso di psicofarmaci, o, comunque, un pregresso disagio di natura psicologica.

Per quanto riguarda le correlazioni tra i sintomi psicologici ed il genere, è risultato quanto segue: non è stata rilevata associazione significativa fra disturbo d’ansia e genere (Fig. 4), tuttavia la sintomatologia ansiosa è risultata tendenzialmente prevalente nel sesso femminile. È stato, inoltre, osservato un rischio maggiore di sviluppare depressione (Fig. 5) e disturbo post traumatico da stress nel sesso femminile (Fig. 6).

Visto che in una rilevante percentuale del campione esaminato (73%) si era verificato ricovero ospedaliero per infezione da COVID, ci siamo chiesti se il disagio psicologico riscontrato fosse relativo all’esperienza del ricovero. I risultati dei singoli test, pertanto, sono stati valutati separatamente nei pazienti ricoverati ed in quelli che avevano trattato il COVID a domicilio.

Fra i soggetti che avevano effettuato ricovero ospedaliero per COVID: il 47% presentava sintomatologia ansiosa, il 43% sintomatologia depressiva e il 17% sintomatologia post traumatica (Fig. 7).

Come si evince dai risultati delle analisi statistiche, riportati nelle Figure 8, 9 e 10, il ricovero non ha indotto una maggiore frequenza di sintomatologia ansiosa (P = 0,0829), depressiva (P = 0,3522), post traumatica da stress (P = 0,2689).

Rispetto al trattamento terapeutico ricevuto dai pazienti ricoverati, si è riscontrato che: il 17,1% (N = 19) è stato trattato con ventilazione invasiva, il 50,5% (N = 56) con ventilazione non invasiva, il 21,6% (N = 24) con ossigenoterapia, il 10,8% (N = 12) con terapia farmacologica. Tuttavia, rispetto all’insorgenza dei sintomi psicologici, l’esiguità del numero dei pazienti sottoposti ai vari trattamenti terapeutici, non ci ha consentito una attendibile elaborazione statistica dei dati. Riportiamo i risultati grezzi dei questionari somministrati nelle Figure 11, 12 e 13.

Il 27% del campione studiato (n. 41) è stato trattato a domicilio per l’infezione da SARS-CoV-2. Di questi: il 68% ha riferito sintomatologia ansiosa, il 56% sintomatologia depressiva, il 27% sintomatologia post-traumatica (Fig. 14).

Discussione

Dei 152 pazienti esaminati risultano 96 uomini e 56 donne, con un’età media pari a 62 anni, compresa tra 20 e 91 anni. Il 73% del campione aveva subito un ricovero ospedaliero per l’infezione da SARS-CoV-2, con una durata media di 25 giorni; il 27% ha trattato la malattia a domicilio.

I risultati del nostro studio dimostrano, in accordo con la letteratura 3-6,8-12, che il disagio psicologico rappresenta una manifestazione clinica ricorrente del long COVID. Infatti, su 152 pazienti sottoposti a valutazione psicologica, n. 61 (40,1%) riferivano almeno un sintomo psicologico. Nello specifico: il 53% dei pazienti presenta sintomatologia ansiosa, dei quali il 21% di livello moderato-grave; il 47% dei pazienti presenta sintomatologia depressiva, dei quali il 12% con un’intensità moderata-grave; il 20% dei pazienti presenta sintomatologia post traumatica da stress, dei quali il 17% rientra nella diagnosi di disturbo da stress post traumatico.

Rispetto alla correlazione tra disagio psicologico e genere, dai nostri dati emerge un rischio maggiore di sviluppare sintomatologia depressiva e post-traumatica nel sesso femminile e, sempre nella donna, una maggiore tendenza a riferire sintomatologia ansiosa. Tale rilevazione risulta essere in linea con la letteratura esistente nell’ambito della medicina di genere 13,14.

I sintomi psicologici maggiormente rilevanti si sono riscontrati nelle forme meno severe di COVID e, in particolare, nei pazienti che hanno gestito a domicilio la malattia. Dai colloqui psicologici è emerso, infatti, che l’isolamento domiciliare è stato vissuto per lo più con paura e senso di abbandono a causa di molteplici fattori, per esempio: sentirsi soli, con la consapevolezza che nessuno dei propri familiari si sarebbe potuto avvicinare per assisterlo, come invece siamo soliti fare; senso di colpa per il probabile contagio dei propri cari; essere consci della scarsa conoscenza della malattia che, inevitabilmente, condizionava anche la gestione della stessa. L’isolamento domiciliare, inoltre, ha stravolto la gestione di familiari ricoverati per COVID, così come i lutti, essendo venuta meno la possibilità di vivere quei rituali, culturalmente riconosciuti, che consentono l’avvio del processo di elaborazione di un lutto. Si può ipotizzare, pertanto, che tutto ciò finora descritto abbia condizionato i risultati delle valutazioni psicologiche effettuate.

D’altro canto, rispetto al domicilio, il ricovero ospedaliero ha garantito una maggiore sicurezza nella percezione della gestione della malattia, pur essendo stato un ricovero con caratteristiche peculiari alle quali culturalmente non eravamo predisposti.

Nessuna correlazione statisticamente significativa è stata rilevata tra i sintomi psicologici e il grado di intensità di cura del COVID (VI, VNI, O, F), vista l’esiguità numerica dei singoli sottogruppi di pazienti.

Conclusioni

Da quanto detto, è possibile concludere che lo studio effettuato conferma, tra le manifestazioni cliniche del long COVID, la presenza significativa di sintomi psicologici, ovvero: ansia, flessione del tono dell’umore e sintomi collegati a disturbo da stress post traumatico che, coerentemente con la definizione stessa del long COVID, non sembrano correlare con la gravità del COVID.

Ringraziamenti

Si ringrazia il Dr. Marco Dottorini per il suo prezioso contributo all’organizzazione del Servizio sul long COVID presso la Riabilitazione Respiratoria di Perugia, nel 2020.

Figure e tabelle

Figura 1.Risultati questionario GAD-7.

Figura 2.Risultati questionario PHQ-9.

Figura 3.Risultati questionario IES-R.

Figura 4.Correlazione sesso e GAD-7.

Figura 5.Correlazione sesso e PHQ-9.

Figura 6.Correlazioni sesso e IES-R.

Figura 7.Risultati questionari dei pazienti ricoverati.

Figura 8.Correlazione ricovero e GAD-7.

Figura 9.Correlazioni ricovero e PHQ-9.

Figura 10.Correlazione ricovero e IES-R.

Figura 11.Risultati grezzi questionario GAD-7 e tipo di trattamento.

Figura 12.Risultati questionario PHQ-9 e tipo di trattamento.

Figura 13.Risultati questionario IES-R e tipo di trattamento.

Figura 14.Risultati questionari dei pazienti a domicilio.

Riferimenti bibliografici

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Affiliazioni

Chiara Brunetti

Servizio Psicologico, Riabilitazione Respiratoria e Prevenzione Tisiopneumologica, ASL Umbria 1, Perugia

Francesca Romana Innocenzi

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Antonella Micheletti

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Angela Gambelunghe

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Daniela Fruttini

Dipartimento Medicina e Chirurgia, Medicina Interna e Scienze Endocrine e Metaboliche, Università di Perugia, Perugia

Anna Rita Gabrielli

Riabilitazione Respiratoria e Prevenzione Tisiopneumologica, ASL Umbria 1, Perugia

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Come citare

Brunetti, C., Innocenzi, F. R., Micheletti, A., Gambelunghe, A., Fruttini, D., & Gabrielli, A. R. (2024). Il disagio psicologico nel long COVID. Rassegna Di Patologia dell’Apparato Respiratorio, 39(1), 35-44. https://doi.org/10.36166/10.36166/2531-4920-694
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