Articolo di revisione
Pubblicato: 2026-05-05

Coinvolgimento toracico nelle neoplasie ematogene. Ruolo della pneumologia interventistica

UO Pneumologia Interventistica, IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, Policlinico Sant’Orsola, Bologna
UO Pneumologia Interventistica, IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, Policlinico Sant’Orsola, Bologna
UOC Pneumologia, Ospedale Maggiore - ASST di Lodi, Lodi
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Neoplasie ematologiche Linfomi Pneumologia interventistica Linfoadenopatie mediastiniche Versamento pleurico

Abstract

Le neoplasie ematologiche, spesso associate a coinvolgimento toracico, pongono complessi quesiti diagnostici e terapeutici legati sia alla malattia di base, sia alle sue complicanze infettive e infiammatorie sia agli effetti collaterali dei trattamenti. In questo scenario, la pneumologia interventistica assume un ruolo sempre più rilevante, grazie alla disponibilità di tecniche minimamente invasive in grado di fornire diagnosi accurate e, in alcuni casi, anche un valido supporto terapeutico palliativo. La presente revisione analizza le principali manifestazioni toraciche delle neoplasie ematologiche – a livello parenchimale, linfonodale, tracheobronchiale e pleurico – focalizzandosi sul ruolo delle procedure di pneumologia interventistica, sia endoscopiche sia percutanee, con particolare attenzione alla loro resa diagnostica e al profilo di sicurezza in questo peculiare subset di pazienti.

Hematologic malignancies, often associated with thoracic involvement, present complex diagnostic and therapeutic challenges related both to the underlying disease and to its infectious, inflammatory complications, as well as to treatment-related adverse effects.
In this context, interventional pulmonology is playing an increasingly central role, thanks to the availability of minimally invasive techniques capable of providing accurate diagnoses and, in selected cases, effective palliative therapeutic support. This narrative review examines the main thoracic manifestations of hematologic malignancies - including parenchymal, lymph node, tracheobronchial, and pleural involvement - with a focus on the role of interventional pulmonology procedures, both endoscopic and percutaneous, highlighting their diagnostic yield and safety profile in this particular subset of patients.

Introduzione

Le neoplasie ematologiche comprendono un ampio spettro di malattie – leucemie acute e croniche, linfomi di Hodgkin e non-Hodgkin, mieloma multiplo e sindromi mielodisplastiche – il cui trattamento, sempre più personalizzato, spazia da chemioterapia e anticorpi monoclonali a terapie target, epigenetiche, immunoterapia cellulare (CAR-T), trapianto di cellule staminali ematopoietiche e radioterapia loco-regionale.

Nel corso di queste patologie, qualsiasi distretto toracico può essere coinvolto: il parenchima polmonare, le vie aeree, i linfonodi intratoracici e la pleura 1. L’interessamento può derivare direttamente dall’infiltrazione neoplastica – soprattutto nelle malattie linfoproliferative – ma ancor più frequentemente dalle complicanze infettive o non infettive conseguenti alla malattia o ai suoi trattamenti (ad esempio polmoniti da farmaci, manifestazioni polmonari da Graft-versus-Host disease post-trapianto) 2.

I quadri clinico-radiologici sono estremamente variabili: dalle forme acute a elevata mortalità alle manifestazioni croniche con grave impatto funzionale. Sebbene la TC ad alta risoluzione del torace (HRCT) e la tomografia a emissione di positroni con 18F-fluorodessosiglucosio (PET-FDG) rappresentino strumenti essenziali per l’inquadramento iniziale, l’ampia gamma di diagnosi differenziali richiede spesso conferma istologica o microbiologica. In questo contesto le procedure di pneumologia interventistica consentono l’ottenimento di campionamenti mirati, e grazie alla loro minima invasività sono generalmente ben tollerate anche in pazienti fragili. Inoltre, in casi selezionati, possono svolgere un’azione terapeutica palliativa, come ad esempio l’inserimento di stent per stenosi tracheo-bronchiali o il drenaggio di versamenti pleurici sintomatici.

Polmone

Fino al 67% dei pazienti con neoplasie ematologiche sviluppa infiltrati polmonari nel corso della malattia 3 dovuti per circa il 70% a infezioni 4 e per la restante parte a tossicità da farmaci, fenomeni paraneoplastici o infiltrazione tumorale diretta 2 (Tab. I). L’incidenza è massima nei pazienti con leucemia acuta mieloide (LAM) (circa il 50%), molto più bassa nelle neoplasie linfoproliferative (< 10%) 5 e raggiunge il 40-60% dopo trapianto di cellule staminali emopoietiche (CSE), con mortalità fino al 30% 3,6. Il tipo di immunodeficit guida il profilo infettivo: la neutropenia acuta predispone a infezioni batteriche e fungine, l’ipogammaglobulinemia a quelle virali, batteriche e fungine; il deficit linfocitario T espone a pneumocistosi, herpes virus (incluso CMV), nocardiosi e micobatteriosi. La mucosite iatrogena facilita inoltre l’aspirazione di patogeni. Le complicanze polmonari non infettive appaiono maggiormente correlate al tipo di neoplasia ematogena. Ad esempio, pazienti con LAM possono sviluppare leucostasi polmonare in fase di iperleucocitosi, con danno endoteliale e trombi, infiltrati leucemici polmonari e pneumopatia da lisi tumorale con danno alveolare diffuso (DAD) in corso di chemioterapia 7,8. Dopo trapianto di CSE si verificano complicanze iatrogene, distinte in precoci o tardive in base al tempo di insorgenza dal trapianto (Tab. I) 2,9. Il coinvolgimento polmonare neoplastico è più comune nei linfomi, interessando il 38% dei pazienti con linfoma di Hodgkin (LH) e il 24% dei pazienti con linfoma non Hodgkin (LNH) 10. Il polmone inoltre può essere sede di recidiva di malattia in circa il 30% dei casi, specie nel contesto di LNH a cellule B mature 11,12. Il coinvolgimento polmonare secondario avviene per invasione diretta da parte di linfonodi interessati, oppure attraverso i vasi linfatici bronchiali o per via ematogena. I linfomi primitivi polmonari - neoplasie clonali che insorgono esclusivamente nel parenchima polmonare e non mostrano estensione extra-polmonare per almeno tre mesi dalla diagnosi iniziale - sono rari, pari allo 0,3% delle neoplasie primitive polmonari 13,14 (Fig. 1). Il più comune tra i linfomi primitivi polmonari è il MALT linfoma (70-90%), un linfoma extranodale a cellule B a basso grado che origina dal tessuto linfoide bronchiale 14. Altre forme di linfomi primitivi polmonari includono il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) e la granulomatosi linfomatoide 14. Il sospetto di un linfoma polmonare si pone in caso di: infiltrati polmonari persistenti dopo terapia antibiotica in pazienti con noto LNH o con fattori di rischio per MALT-linfoma (fumo e patologie autoimmuni) 15, masse o consolidazioni dotate di attenuazione omogenea, broncogramma aereo e margini vascolari conservati; noduli perilinfatici 12,13, reperti parenchimali associati a linfoadenopatie del linfonodo mammario interno in assenza di tumore al seno 16. Coinvolgimenti polmonari si osservano inoltre in leucemia linfoblastica acuta e leucemia linfatica cronica 17. Il sarcoma mieloide, noto anche come cloroma, sarcoma granulocitico o mieloblastoma, è un tumore extramidollare costituito da cellule mieloidi immature, che si presenta nel polmone nel 2-5% delle LAM e ancor meno frequentemente nelle sindromi mielodisplastiche o neoplasie mieloproliferative 18.

Inquadramento generale del paziente con infiltrati parenchimali

La gestione di questi pazienti richiede un iter diagnostico rigoroso, dato l’ampio ventaglio di possibili eziologie. La HRCT toracica si conferma la metodica più sensibile per l’inquadramento iniziale 19. La radiografia convenzionale rileva anomalie in meno del 2% dei pazienti neutropenici febbrili senza sintomi respiratori 20 e solo nel 10% di quelli con febbre persistente dopo 48 ore di antibiotico, rispetto al 50% della HRCT 21. Tuttavia, nessun pattern TC è patognomonico e alcuni quadri patologici si possono manifestare in maniera atipica 2, come l’aspergillosi invasiva che non sempre mostra noduli o halo sign periferico in questa categoria di pazienti 22. Prima di procedere a indagini invasive, è utile stratificare tutti gli eventuali fattori di rischio presenti per la complicanza polmonare: il profilo di immunodeficit, il tipo di patologia ematologica, il trattamento in corso e la fase di malattia (attiva o in remissione) 2. Un infiltrato insorto in fase di stabilità rimanda più probabilmente a un evento infettivo, mentre in fase di malattia attiva o nel post-trapianto è probabile un’eziologia iatrogena o paraneoplastica.

Broncoscopia: BAL e biopsie transbronchiali

La broncoscopia con lavaggio bronco-alveolare (BAL) nel paziente ematologico con infiltrati parenchimali è indispensabile per l’esecuzione di analisi microbiologiche (colture batteriche, micobatteriche e micotiche; colorazioni Gram, May-Grünwald-Giemsa e calcofluoro; PCR per Mycobacterium tuberculosis e Pneumocystis jirovecii; galattomannani). Nel paziente affetto da neutropenia febbrile le linee guida raccomandano di eseguire la procedura entro 24 ore dall’indicazione clinica, purché ciò non ritardi terapie specifiche 23. L’uso dell’aspirato bronchiale semplice (BA) possiede una minor resa microbiologica e maggiori contaminazioni da flora orofaringea 24. Sebbene il BAL riduca la tossicità delle terapie empiriche e possa migliorare la sopravvivenza, non esistono trial randomizzati a supporto di un beneficio terapeutico netto rispetto a test rapidi e meno invasivi, e l’accuratezza diagnostica rimane comunque moderata (50-65%) 25,26. Thorat et al. hanno proposto un approccio diagnostico in due fasi: nella prima si eseguono colture e galattomannani su BAL, mentre nella seconda, solo in caso di negatività, si procede con panel PCR mirati. Questo schema ha aumentato significativamente la resa diagnostica (61,7% vs 74,7%) e la risposta terapeutica (63% vs 45%) 27. Più recente è l’impiego della metagenomic-NGS (Next Generation Sequencing), che migliora significativamente il riconoscimento di Pneumocystis jirovecii (sensibilità 100%, specificità 99,1%) e di numerosi virus 28. Essa, se impiegata precocemente, è associata a una maggiore sopravvivenza . Tuttavia, i costi elevati, la limitata disponibilità e il rischio di falsi positivi ne limitano l’uso in via routinaria. Oltre che mediante i suddetti test microbiologici, il BAL può risultare diagnostico direttamente all’esame macroscopico (aspetto emorragico con incremento ad aliquote successive nella DAH, aspetto lattescente con positività alla colorazione con acido periodico di Schiff nella PAP) oppure all’esame citologico microscopico nel contesto di talune infezioni (visibilità del patogeno in caso di Pneumocystis jirovecii, Toxoplasma gondii, Aspergillus, Mucor, micobatteriosi e riscontro di effetto citopatico in caso di virus quali CMV, Herpes spp, etc.) 29. La conta cellulare con eventuale immunofenotipizzazione linfocitaria supporta la diagnosi in corso di polmoniti da farmaco, polmoniti organizzative, danno alveolare diffuso e nelle malattie linfoproliferative 29. Il BAL nel paziente ematologico è una procedura nel complesso sicura. Il rischio di complicanze emorragiche e/o di desaturazione tardiva è pari al 5-15% in caso di piastrinopenia grave o di ipossiemia severa 6. Un recente studio osservazionale su ampia casistica (più di 500 pazienti) non sembra evidenziare un tasso maggiore di sanguinamento al di sotto di 20.000/mmc di piastrine 30. Quando il BAL non è risolutivo, può rendersi necessario un campionamento bioptico transbronchiale. Nel paziente neutropenico febbrile le linee guida vigenti sconsigliano con basso livello di evidenza l’esecuzione di biopsia transbronchiale con pinze (TBB) privilegiando le biopsie TC-guidate o la videotoracoscopia (VATS) 23. Un vantaggio della TBB è la possibile esecuzione contestualmente al BAL, anche al letto del paziente o in terapia intensiva con un rischio contenuto di pneumotorace in pazienti selezionati 31. La TBB è controindicata in caso di piastrinopenia < 50.000/mm3 e ipertensione polmonare severa 31 ma alcuni autori suggeriscono un limite più conservativo di 75.000/mm3 32. In un ormai datato studio retrospettivo su pazienti immunocompromessi, comprendente anche 36 pazienti affetti da neoplasia ematogena, la TBB è risultata più sensibile del BAL (55% vs 20% con complicanze nel 2,5%) 33. In uno studio più recente su 282 pazienti sottoposti a broncoscopia con diverse modalità di prelievo, la TBB si è dimostrata invece incrementare significativamente il rischio di emottisi, che veniva invece ridotto dall’impiego di sedazione con midazolam 34. Altre potenziali complicanze della TBB sono le infezioni respiratorie (polmoniti, ascessi polmonari, pleuriti ed empiemi) con un’incidenza pari al 4,47% in uno studio condotto nella popolazione generale. Costituiscono particolari fattori di rischio la presenza di lesioni cavitate o con attenuazione a bassa densità e lesioni localizzate vicino a bronchi stenotici 35.

Al fine di ottenere un campione tissutale più ampio e integro senza la necessità di sottoporre il paziente a una tecnica di biopsia chirurgica (con relativa morbilità e mortalità) è stato proposto anche nel paziente ematologico l’impiego delle criobiopsie parenchimali (TBLC) sebbene in letteratura vi siano ancora poche evidenze a riguardo. Uno studio pilota di Fruchter del 2013 ha coinvolto 40 pazienti sottoposti a trapianto di polmone, con ottenimento di campioni di dimensioni maggiori rispetto alla TBB, consentendo in tutti i casi una chiara diagnosi istologica (rigetto acuto, polmonite, danno alveolare diffuso o ragionevole esclusione di rigetto acuto e infezioni), in assenza di complicanze maggiori 36. Non esistono studi di confronto diretto tra TBLC vs TBB in pazienti affetti da neoplasie ematologiche, ma i dati provenienti da ampie casistiche in popolazione non selezionata sembrano favorire la TBLC in termini di maggiore resa diagnostica (55% vs 41%) e utilità clinica (60% vs 40%), a fronte però di maggiori complicanze (pneumotorace 5,4% vs 0,7%; emorragie severe 7,1% vs 0%) 37. In merito alla diagnostica delle patologie linfoproliferative esiste una letteratura aneddotica o di piccole serie sul ruolo della TBB 38 e della TBLC 39,40. Nella serie più ampia di pazienti sottoposti a TBLC nel sospetto di patologia linfoproliferativa, la diagnosi è stata ottenuta in 12/13 casi 39. È stata descritta anche la possibilità di diagnosticare malattie linfoproliferative a localizzazione polmonare anche mediante broncoscopi ultrasottili e criosonde da 1,1 mm 41.

Linfonodi toracici

Linfoadenomegalie in sedi toraciche profonde (ilo-mediastiniche, mammarie interne) o superficiali (sovraclaveari e ascellari) sono un frequente riscontro in corso di patologie linfoproliferative, con prevalenza all’esordio in circa il 60% dei LH e il 20% dei LNH 42. Nel LH il coinvolgimento è generalmente di più stazioni linfonodali, con contiguità e maggiormente in sede mediastinica anteriore e superiore (prevascolare, paratracheale) mentre è rara la presenza di linfoadenopatia ilare isolata in assenza di linfoadenopatie mediastiniche. In caso di dimensioni maggiori a un terzo del torace o a 10 cm si parla di linfoadenopatie “bulky”. Nel LNH oltre al mediastino anteriore è possibile un coinvolgimento isolato del mediastino posteriore o dei linfonodi paracardiaci, a volte anche limitato a un solo linfonodo. I linfomi primitivi del mediastino sono rari (circa il 10% del totale), prevalentemente linfomi di Hodgkin nodulari sclerosanti e meno frequentemente linfomi a grandi cellule B e linfomi linfoblastici 43,44. Diagnosi differenziali di linfoadenomegalie in corso di linfomi comprendono: le linfoadenopatie reattive (ad esempio in corso di trattamento con fattori stimolanti la crescita granulocitaria), la sarcoidosi paraneoplastica (che si sviluppa contestualmente o entro un anno dalla diagnosi di neoplasia) e la “sarcoid-like reaction” (SLR) ovvero la presenza di granulomi epitelioidi non necrotizzanti a livello linfonodale in assenza di manifestazioni sistemiche di sarcoidosi 45. La SLR si verifica fino al 13,8% dei pazienti con LH e nel 7,3% dei LHN 46. In caso di linfomi di Hodgkin o nei linfomi a cellule T la SLR può essere l’elemento istologico predominante con poche cellule tumorali presenti, rendendo più difficile la diagnosi 47. Oltre che in corso di linfomi, linfoadenopatie ilo-mediastiniche sono presenti anche in corso di leucemia linfatica acuta (LLA) e cronica (LLC) 1. La LLC è classicamente una malattia indolente, ma evolve in linfoma maligno fino al 10% dei casi (sindrome di Richter) 48 e conferisce un maggior rischio di altri tumori maligni, tra cui la neoplasia polmonare 49,50. Infine, il sarcoma mieloide (SM) rappresenta la rarissima forma di coinvolgimento mediastinico in corso di LMA 51. Per la diagnosi di linfoma e l’impostazione della corretta terapia sono fondamentali la caratterizzazione morfologica, fenotipica, genotipica e molecolare. Per questo motivo la biopsia escissionale chirurgica è tradizionalmente considerata la modalità preferita per la diagnosi tissutale, non solo per valutare l’architettura del linfonodo ma anche per ottenere un campione adeguato a eseguire colorazioni immunoistochimiche e citometria a flusso. Tuttavia, la mediastinoscopia o la VATS sono modalità di biopsia mediastinica associate a maggiore morbidità e mortalità.

Ecoendoscopia: EBUS-TBNA, EBUS-IFB e EBUS-TMC

La American College of Chest Physicians suggerisce la broncoscopia endobronchiale con ago aspirato transbronchiale (EBUS-TBNA) 22 G come test diagnostico iniziale accettabile per il sospetto di linfoma 52, data la sua natura minimamente invasiva e l’elevato profilo di sicurezza, a fronte però di una minore quantità e qualità del tessuto ottenuto rispetto alle tecniche chirurgiche 53. Una metanalisi di 14 studi (425 pazienti) ha dimostrato una sensibilità diagnostica dell’EBUS -TBNA nelle patologie linfoproliferative pari al 66,2% in caso di nuova diagnosi e 78% nei casi di recidiva con un tasso minimo di eventi avversi (circa 0,7%) 54. La principale criticità dell’EBUS-TBNA rimane la difficoltà nell’ottenere campioni sufficienti per la valutazione morfologica, immunofenotipica e architetturale necessaria per la sottotipizzazione del linfoma, quest’ultima possibile solamente nel 63% dei campioni risultati positivi 54. Tuttavia, non risultano differenze significative in termini di resa diagnostica correlata all’impiego di aghi di diverse dimensioni in questa popolazione 54. Alcuni autori hanno dimostrato che con l’ago flessibile da 19 G si ottengono campioni più grandi rispetto al 22 G, i quali però appaiono più ematici e meno adeguati per la valutazione istologica 55,56. Un valore aggiunto nella diagnosi con EBUS-TBNA è costituito dall’integrazione della Rapid On Site Examination (ROSE) con indicazioni da parte del patologo circa eventuali test complementari necessari (immunoistochimica, citometria a flusso, citogenetica, test molecolari) che consente una diagnosi completa nel 79% dei casi 57.

Al fine di aumentare la resa diagnostica rispetto all’EBUS-TBNA tradizionale sono state recentemente introdotte nuove tecniche. Il primo studio sull’impiego di minipinze 1,15 mm introdotte attraverso il canale operativo dell’ecoendoscopio (intranodal forceps biopsy, IFB) dopo passaggio con ago da TBNA per la valutazione di masse sottocarenali ha evidenziato una resa diagnostica dell’82% in caso di LH e dell’80% in caso di LNH, significativamente maggiore rispetto ad EBUS-TBNA con aghi 19 G e 22 G (rispettivamente 45-27% e 9-13%) 58. Una successiva metanalisi di 6 studi ha confermato la maggiore resa diagnostica dell’uso combinato EBUS IFB+TBNA nei 50 casi di linfoma inclusi (86% vs 30%) gravato però complessivamente da un tasso di complicanze maggiore (pneumomediastino 1%, sanguinamento maggiore 0,8%, insufficienza respiratoria 0,6%) 59. La biopsia transbronchiale mediastinica eco-guidata con criosonda 1,1 mm (EBUS-TMC) consente di ottenere campioni di dimensione maggiori e di migliore qualità per assenza di compromissione dell’architettura tissutale (Fig. 2). Due recenti metanalisi 60,61 hanno analizzato 10 studi con evidenza di una maggior resa dell’EBUS-TMC vs EBUS-TBNA nel sottogruppo di pazienti con diagnosi di linfoma (50 pazienti su 553 totali), risultando 87,5% vs 29%. In tutti i casi l’EBUS-TMC ha consentito la caratterizzazione del sottotipo di linfoma 61. Un più recente studio multicentrico retrospettivo coinvolgente 40 pazienti con sospetto linfoma ha confermato questi riscontri (sensibilità diagnostica: 95% EBUS-TMC vs 15% EBUS-TBNA vs 25% EBUS-TBNA con citometria di flusso) 62. Il tasso di complicanze da EBUS-TMC, quali sanguinamento, pneumotorace, pneumomediastino e mediastinite, risulta simile all’EBUS-TBNA (rispettivamente 0,74%, 0,37%, 0,0% e 1,12%) 61. Questi dati risultano senza dubbio promettenti; tuttavia l’evidenza a favore dell’EBUS-TMC rispetto alle biopsie escissionali per la diagnosi di linfoma è ancora limitata a un numero relativamente piccolo di casi analizzati in letteratura, con ampia variabilità della tecnica e soprattutto di processamento del campione per le analisi cito-istologiche 63. Sono necessari ulteriori studi per standardizzare le migliori pratiche di diagnosi eco-endoscopica di linfoma 53.

Biopsie percutanee eco-guidate

L’agobiopsia percutanea transtoracica di linfoadenopatie mediastiniche anteriori in guida ecografica è una tecnica minimamente invasiva, eseguibile con eco-guida in anestesia locale, mediante aghi di variabile diametro (16-18 Gauge) e tipologia (tru-cut, Menghini modificato). Questa tecnica, tipicamente appannaggio dei radiologi interventisti 64, si sta diffondendo in Centri di pneumologia interventistica stante la maggior esperienza nell’impiego di ultrasuoni, con una fattibilità nel 90% delle procedure 65. La guida ecografica consente un monitoraggio dell’ago in tempo reale e continuo durante l’avanzamento e il campionamento, anche in caso di percorso obliquo, e agevola l’esecuzione dell’agobiopsia percutanea al letto del paziente critico (anche in posizione semi-seduta se marcatamente dispnoico) 64. La resa diagnostica in caso di linfomi è soddisfacente (65% in una serie retrospettiva), senza complicanze di particolare rilievo connesse alla procedura 66.

Trachea e bronchi

L’albero tracheobronchiale in corso di neoplasie ematogene può essere sede di alterazioni patologiche neoplastiche/paraneoplastiche e infettive. Il coinvolgimento neoplastico è descritto soprattutto nei linfomi (maggiormente nel LH rispetto al LNH) 10 ma sono possibili anche in corso di LLC a cellule B e LLA a cellule T 1 e più raramente in corso di leucemie acute (sotto forma di sarcoma mieloide) 67. Esistono due pattern di interessamento in corso di linfoma: lesioni nodulari sottomucose preferenzialmente localizzate alla biforcazione delle vie aeree, ascrivibili a possibili esiti di diffusione ematica o linfatica della patologia alla mucosa bronchiale 68, oppure masse singole a livello di trachea e bronchi principali riscontrabili prevalentemente nel linfoma di Hodgkin per estensione diretta dai linfonodi adiacenti con possibile comparsa di fistole (Fig. 3) e nel MALT linfoma per insorgenza de novo dal tessuto linfoide bronchiale 69. Inoltre, in corso di LH o di linfoma T linfoblastico è possibile la compressione ab estrinseco da parte dei linfonodi mediastinici sulle vie aeree centrali in assenza di infiltrazione. Le manifestazioni cliniche includono dispnea per stenosi della via aerea ed emottisi. La pneumologia interventistica può avere un ruolo diagnostico (biopsie endobronchiali con pinze a elevata resa diagnostica) ma anche terapeutico palliativo, in caso di stenosi con disostruzione meccanica e posizionamento di stent (Fig. 4). In merito alle infezioni tracheobronchiali, valgono le considerazioni precedentemente esposte sulla correlazione tra eziologia e immunodeficit prevalente. L’ispezione broncoscopica può rivelare quadri suggestivi per specifiche infezioni opportunistiche (Tab. II), ma per la diagnosi eziologica definitiva è sempre richiesto un campionamento (broncolavaggio o bioptico) per esami colturali istologico o molecolare (PCR, immunoistochimica o mNGS) 70-75.

Pleura

Il versamento pleurico è una complicanza comune in corso di neoplasie ematogene, riscontrabile più frequentemente in corso di linfomi (nel 20-30% dei casi), durante il decorso della malattia o durante le recidive 76.

L’eziologia dei versamenti può essere maligna, ovvero secondaria all’infiltrazione neoplastica della pleura per contiguità o per disseminazione ematogena/linfatica, oppure secondaria alle diverse complicanze specifiche della malattia e/o del suo trattamento (Tab. III). In corso di LH il versamento è più frequentemente paraneoplastico associato a un coinvolgimento del mediastino omolaterale con compressione delle vie venose o linfatiche, e meno frequentemente maligno 77. Nel LNH invece l’eziologia è più spesso maligna 77. Esistono, seppure rari, anche linfomi primitivi della pleura, come il linfoma primitivo effusivo (Primary Effusion Lymphoma, PEL) e il linfoma associato a piotorace (Pyothorax Associated Lymphoma, PAL). Il PEL è correlato a infezione da Human Herpes virus-8 (HHV-8) in soggetti immunodepressi e si manifesta con versamento neoplastico a livello delle sierose in assenza di masse tumorali o linfoadenopatie. Il PAL si sviluppa in pazienti con piotorace cronico infiammatorio e infezione da Epstein-Barr virus (EBV), manifestandosi come massa pleurica solida associata a versamento pleurico 77. Nelle leucemie acute il versamento pleurico è prevalentemente correlato a infezioni o sovraccarico volemico, ma sono possibili anche infiltrati leucemici della pleura nelle fasi avanzate di LLC (sindrome di Richter) e in caso di crisi blastiche in corso di LMC 78 (Fig. 5). Nel mieloma multiplo il versamento si verifica nel 6% dei casi, prevalentemente secondario a un quadro di sovraccarico volemico, mentre molto rara è l’eziologia maligna 77. In corso di leucemie e sindromi mielodisplastiche una possibile causa di versamento non maligno può essere l’ematopoiesi extramidollare a localizzazione pleurica 78,79. Il dasatinib, inibitore della tirosin kinasi utilizzato in alcuni tipi di leucemie, determina versamento pleurico iatrogeno nel 15-35% dei casi 80.

I pazienti sottoposti a trapianto di CSE sviluppano versamento pleurico in circa il 10% dei casi 81. La tempistica di insorgenza del versamento varia in base alla causa: nelle prime fasi post-trapianto (entro 100 giorni), le cause principali includono infezioni e sovraccarico idrico. Oltre questo periodo, il versamento può essere dovuto a sierosite secondaria alla GVHD o alla bronchiolite obliterante con polmonite organizzativa (BOOP), che può causare danno pleurico sia diretto che indiretto 81.

Le caratteristiche del liquido pleurico nel paziente ematologico variano a seconda dell’eziologia del versamento. Nel 80-88% trattasi di essudati, nel 12-20% di chilotorace (maggiormente in corso di LNH, rispetto a LCC, LH e MM) e in una minoranza dei casi di trasudati 78.

Toracentesi e toracoscopia

Stabilire l’esatta eziologia può essere complesso e richiede un’attenta valutazione clinica-strumentale delle eventuali cause associate. In caso di versamento pleurico unilaterale è mandatoria l’esecuzione in prima battuta di toracentesi con analisi biochimica standard, conta cellulare, test microbiologici ed esame citologico. In uno studio retrospettivo su 100 pazienti onco-ematologici sottoposti a toracentesi, l’indicazione principale era l’esclusione di una genesi infettiva; una diagnosi specifica si è ottenuta nel 21% dei casi (14 versamenti maligni, 6 chilotoraci, 1 infezione) risultando il linfoma il sottogruppo associato a maggior resa diagnostica. Il tasso di complicanze (pneumotorace, emotorace) era del 9%, comparabile alla popolazione generale 82. Uno studio prospettico successivo ha dimostrato la sicurezza della toracentesi eco-assistita anche in pazienti con elevato rischio di sanguinamento (INR > 1,5, PLT < 50.000, assunzione di clopidogrel, EBPM, creatinina > 1,5 mg/dl) non sottoposti a correzione 83. La diagnosi di versamento pleurico maligno nel paziente ematologico è stabilita principalmente mediante citologia e citometria a flusso. Nel complesso, la resa diagnostica della citologia varia a seconda delle casistiche dal 40 al 75%, con un lieve aumento di resa conferito dall’immunoistochimica 79,84,85. A fronte di un esame citologico negativo in caso di persistente sospetto di malignità è bene ricorrere a tecniche diagnostiche più invasive come la biopsia pleurica ecoguidata o la toracoscopia medica. I dati di letteratura disponibili per queste metodiche applicate al paziente ematologico sono davvero esigui. Uno studio sulla toracoscopia medica in 10 pazienti affetti da LNH con versamento pleurico ha mostrato un’elevata resa diagnostica delle biopsie (90%) 86. Nel complesso, il versamento maligno da neoplasia ematogena, in particolare il linfoma, presenta una risposta maggiore rispetto alla chemioterapia sistemica rispetto ai tumori solidi. In caso di recidiva le evidenze sulla sua gestione sono scarse in quanto la maggior parte degli studi controllati sulle tecniche di pleurodesi non sono dedicati specificatamente a questo subset di pazienti.

I dati più significativi disponibili riguardano l’impiego di drenaggi toracici tunnellizzati a permanenza (IPCs): risultano da due ampi studi retrospettivi rispettivamente di 91 e 172 pazienti con versamento pleurico maligno secondario a diverse neoplasie ematogene 87,88. L’incidenza cumulativa di complicanze in questi pazienti è del 9,5% con tassi di empiema compresi tra il 2,9 e il 7% e sanguinamento maggiore nell’1,7%, numeri complessivamente simili all’impiego di IPC in altre tipologie di versamento neoplastico. Il tasso di pleurodesi spontanea nei due studi è risultato rispettivamente del 21% e 49% con un tempo medio alla rimozione del catetere di 63 e 81 giorni 84,88. La gestione del versamento recidivante di natura non maligna è invece variabile a seconda della patogenesi.

Conclusioni

Il coinvolgimento toracico nelle neoplasie ematologiche rappresenta una sfida diagnostico-terapeutica complessa, che richiede un approccio multidisciplinare e personalizzato. In tale contesto, la pneumologia interventistica mette a disposizione un ampio ventaglio di tecniche sicure ed efficaci, in grado di fornire campioni diagnostici adeguati anche in pazienti fragili e immunocompromessi. L’impiego del BAL standardizzato, delle biopsie transbronchiali e, più recentemente, delle criobiopsie polmonari e mediastiniche, ha consentito di migliorare significativamente l’accuratezza diagnostica nelle patologie infettive, infiammatorie e linfoproliferative. Parallelamente, le procedure endoscopiche e pleuriche a finalità palliativa contribuiscono in modo rilevante al miglioramento della qualità di vita nei pazienti con complicanze ostruttive o versamenti recidivanti. Tuttavia, le casistiche disponibili in letteratura per alcune di queste metodiche includono ancora un numero limitato di pazienti affetti da neoplasie ematologiche. È pertanto auspicabile, in questo specifico setting, lo sviluppo di studi prospettici e comparativi tra le procedure di pneumologia interventistica più innovative (quali TBLC, EBUS-IFB ed EBUS-TMC) e le tecniche standard (biopsia polmonare chirurgica, escissione linfonodale), al fine di definire con maggiore precisione il ruolo delle singole procedure, anche in termini di impatto prognostico e di costo-efficacia, ottimizzando così la gestione di questi pazienti complessi.

History

Ricevuto/Received: 27/06/2025

Accettato/Accepted: 18/11/2025

Figure e tabelle

Figura 1.Caso di linfoma primitivo polmonare che si manifesta come infiltrato parenchimale polmonare con broncogramma aereo. A) scansione TC torace che mostra addensamento del LSD con bronchus sign; B) immagine in fluoroscopia aumentata dell’agoaspirato transbronchiale; C) pattern ecografico in EBUS radiale.

Figura 2.EBUS-TBMC di linfoadenomegalia mediastinica nel sospetto di recidiva di linfoma. A) scansione TC-PET-FDG che evidenzia captazione a livello della regione sottocarenale e interlobare destra; B) esecuzione della criobiopsia con criosonda 1,1 mm del linfonodo target (stazione sottocarenale) con guida EBUS-lineare in real-time; C) campione prelevato. EBUS-TBMC: EBUS-criobiopsia transbronchiale mediastinica.

Figura 3.Erosione della carena con fistola mediastinica secondaria a linfoma di Hodgkin a predominanza linfocitaria con localizzazione linfonodale sottocarenale. A) visione endoscopica; B) TC torace scansione coronale.

Figura 4.Stenosi tracheale secondaria a linfoma di Hodgkin classico a sclerosi nodulare. A) visione endoscopica della stenosi tracheale; B) scansione TC coronale che mostra la massa linfomatosa comprimente la trachea; C) scansione TC sagittale dopo il posizionamento dello stent tracheale; D) controllo endoscopico dopo la rimozione dello stent e il trattamento.

Figura 5.Scansione trasversale TC che mostra coinvolgimento pleurico secondario a leucemia mieloide con versamento bilaterale e lesioni pleuriche nodulari.

Complicanze infettive
Polmonite battericaPolmonite da batteri capsulati (Haemophilus influenzae, Streptococcus pneumoniae) Neutropenia acuta (in LAM, nei primi 30 giorni da trapianto di CSE)Ipogammaglobulinemia (es. dopo rituximab o in LLC/mieloma)Disfunzione splenica/splenectomia
Polmonite viraleVirus respiratoriHerpes virus (CMV, HSV, VZV) IpogammaglobulinemiaImmunodeficienza cellulo-mediata (linfomi, fase tardiva post-CSE, steroidi cronici)
Infezione fungina invasivaAspergillus spp, Candida spp Immunodeficienza cellulo-mediata, neutropenia (in LAM, nei primi 30 giorni da trapianto di CSE)
Polmonite da Pneumocystis jirovecii Immunodeficienza cellulo-mediata
Micobatteriosi (tubercolari e atipici) Immunodeficienza cellulo-mediata
Complicanze non infettive
Edema polmonare cardiogeno Sovraccarico di fluidi (in trapianto), cardiotossicità (chemioterapie)
Emorragia alveolare diffusa (DAH) Piastrinopenia in LAM, MM - spesso coinfezione batterica
Pneumopatia da lisi tumorale con danno alveolare diffuso (DAD) Chemioterapia in LAM
Leucostasi polmonare Iperleucocitosi in LAM (conta leucocitaria > 100.000/microL) o fase blastica della LMC)
Pneumotossicità Chemioterapici (bleomicina, carmustina, busulfan, metotrexate, everolimus, inibitori del proteasoma), TKIs (es. dasatinib, ibrutinib), terapia biologica (es. rituximab, venetoclax), CAR-T (sindrome da rilascio di citochine), radioterapia
Sindrome ATRA Leucemia promielocitica in terapia con acido all-trans retinoico
Polmonite organizzativa (OP) LMC o LLC, sindromi mielodisplastiche
Amiloidosi AL MM
Polmonite eosinofila Sindrome mielodisplastica
TRALI Necessità di supporto trasfusionale per citopenie
Proteinosi alveolare polmonare (PAP) Neoplasie mieloidi, meno frequente nei linfomi
Interessamento neoplastico
Linfomi secondari Interessamento in corso di LH, LNH a diffusione sistemica.
Linfomi primitivi polmonari Linfoma MALT, Linfoma diffuso a grandi cellule B ad alto grado, Linfoma di Burkitt, Linfoma polmonare a cellule T, Linfoma polmonare intravascolare, Granulomatosi linfomatoide
Infiltrati leucemici LAM con iperleucocitosi
Sarcomi mieloidi “cloroma” LAM, sindrome mielodisplastiche
Plasmacitoma Mieloma multiplo
NSCLC LLC – Sindrome di Richter
Complicanze non infettive da trapianto di CSE
Precoci (< 100 giorni dal trapianto) Idiopathic pneumonia syndrome (IPS), Peri-engraftment respiratory distress syndrome (PERDS), DAH
Tardive (> 100 giorni) BOS, PVOD, PPFE, PTLD
DAH: Diffuse Alveolar Hemorrhage; LAM: leucemia acuta mieloide; MM: mieloma multiplo; LMC: leucemia mieloide cronica; TKIs: Tyrosine Kinase Inhibitors; CAR-T: Chimeric Antigen Receptor T cell; ATRA: acido all-trans retinoico; OP: Organizing Pneumonia; LLC: Leucemia Linfoide Cronica; TRALI: Transfusion-related Acute Lung Injury; LH: Linfoma di Hodgkin; LNH: Linfoma Non Hodgkin; MALT: Mucosa-Associated Lymphoid Tissue; BOS: Bronchiolitis Obliterans Syndrome; PVOD: Pulmonary Veno-Occlusive Disease; PPFE: Pleuro-Parenchymal Fibroelastosis; PTLD: Post-Transplant Lymphoproliferative Disorder.
Tabella I.Complicanze polmonari in corso di neoplasie ematogene: diagnosi differenziali e fattori di rischio associati.
Agente infettivo Quadri endoscopici
Aspergillus spp Aspergillosi tracheo-bronchiale invasiva: ulcere mucose profonde pseudomembrane grigiastre masse fungine endoluminali
Candida spp Pseudomembrane color bianco-giallastro
Mucormicosi (Zygomiceti) Ulcere mucose, talora necrosi
Herpes Simplex virus Ulcere tondeggianti circondate da mucosa iperemica/emorragica
Citomegalovirus, CMV Ulcere superficiali con essudato giallo-biancastro
Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa Necrosi mucosa, pus e sanguinamento
Rhodococcus equi Masse endoluminali pseudotumorali di color rossastre-giallastre
Tabella II.Infezioni tracheobronchiali in corso di neoplasie ematogene. Correlazione tra eziologia infettiva e quadri endoscopici.
Malattia Eziopatogenesi (in ordine di frequenza)
LH Compressione e/o ostruzione dei vasi linfatici o del dotto toracico da linfoadenopatieInfiltrazione maligna della pleura
LNH Infiltrazione linfomatosa della pleura per contiguitàDisseminazione ematogena/linfaticaOstruzione da parte di linfonodi di vasi linfatici, vasi venosi o del dotto toracicoLinfomi primitivi della pleura (PEL, associato a HHV-8 e PAL associato a EBV)
LMA InfezioniInfiltrazione pleuricaSovraccarico volemico
LMC InfezioniOstruzione dei vasi linfatici pleuriciInfiltrazione leucemica (crisi blastica)Pleurite reattiva (a sanguinamento)Ostruzione dei capillariEmatopoiesi extra-midollareIatrogeno (dasatinib)
Leucemia/linfoma linfoblastico acuto a cellule T Compressione linfatici da mediastino “bulky” all’esordioInfiltrazione leucemica
LLC Ostruzione linfatica centraleInfezioniInfiltrazione leucemica – sindrome di Richter (9%)Neoplasia secondaria (melanomi, sarcomi, polmone)
MM Complicanze: insufficienza renale, amiloidosi con insufficienza cardiaca, infezioni, embolia polmonareOstruzione dei vasi linfatici di drenaggio per infiltrazione tumoraleNeoplasie secondarieInfiltrazione maligna della pleura
Sindrome mielodisplastica Ematopoiesi extramidollareAutoimmuneMaligno
Post trapianto CSE Precoci (< 100 giorni)InfezioniSovraccarico di volumeInsufficienza cardiacaSindrome da attecchimentoMalattia veno-occlusiva epaticaSindrome da polmonite idiopaticaTardive (> 100 giorni)cGVHD (sierosite, BOOP, insufficienza renale…)Recidiva pleurica della neoplasia ematogena (LNH)PTLD
PEL: Primary Effusion Lymphoma, PAL: Pyothorax Associated Lymphoma, HHV-8: Human Herpes Virus-8, EBV: Epstein-Barr Virus, HL: Hodgkin Lymphoma, NHL: Non-Hodgkin Lymphoma, MM: mieloma multiplo, cGVHD: chronic Graft Versus Host Disease, PTLD: Post-Transplant Lymphoproliferative Disease, BOOP: bronchiolite obliterante con polmonite organizzativa.
Tabella III.Possibili cause di versamento pleurico in relazione alla neoplasia ematologica.

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Affiliazioni

Thomas Galasso

UO Pneumologia Interventistica, IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, Policlinico Sant’Orsola, Bologna

Teresa Calari

UO Pneumologia Interventistica, IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, Policlinico Sant’Orsola, Bologna

Giulia Pastorelli

UOC Pneumologia, Ospedale Maggiore - ASST di Lodi, Lodi

Tommaso Abbate

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Copyright

© Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri – Italian Thoracic Society (AIPO – ITS) , 2026

Come citare

Galasso, T., Calari, T., Pastorelli, G., Abbate, T., Bandelli, G. P., Ferioli, M., Ferrari, M., Natali, F., & Candoli, P. (2026). Coinvolgimento toracico nelle neoplasie ematogene. Ruolo della pneumologia interventistica. Rassegna Di Patologia dell’Apparato Respiratorio, 40(3). https://doi.org/10.36166/2531-4920-796
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