Danni respiratori da cannabis (parte II). Patogenesi e clinica
Abstract
La cannabis sativa (marijuana), come il tabacco, è una delle droghe più diffuse (stima tra i 120 e 250 milioni di utilizzatori nel mondo) e la sua assunzione è in aumento. In alcuni Paesi, l’uso della marijuana è proibito e illegale. Le conseguenze sulla salute sono molto spesso sottostimate e sottovalutate, perché la sostanza ritenuta “poco dannosa” se non addirittura innocua, nonostante gli effetti, che investono numerosi organi e apparati. I rischi respiratori da uso voluttuario non sono stati adeguatamente approfonditi. Gli effetti del fumo di cannabis sono associati a riscontri istologici di infiammazione delle vie aeree, a un’alterata attività fungicida e battericida dei macrofagi alveolari e a conseguente maggiore suscettibilità a infezioni respiratorie. Sulla funzione polmonare la cannabis, a basse dosi e con consumi occasionali, produce un effetto broncodilatatore acuto, mentre l’uso cronico e massiccio provoca una riduzione specifica della conduttanza e un aumento della resistenza delle vie aeree con possibile sviluppo di BPCO, sebbene alcuni studi siano discordanti sul declino del FEV1. Infine, esiste una correlazione tra fumo di marijuana, enfisema bolloso e pneumotorace spontaneo. I dati epidemiologici e immuno-istopatologici disponibili negli utilizzatori di marijuana non permettono infine di correlare con certezza la neoplasia polmonare al fumo di tale sostanza. Obiettivo della review è evidenziare l’impatto del fumo di sola marijuana sull’apparato respiratorio.
Affiliazioni
Licenza

Questo lavoro è fornito con la licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Copyright
© Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri – Italian Thoracic Society (AIPO – ITS) , 2026
Come citare
- Abstract visualizzazioni - 9 volte
- PDF downloaded - 3 volte
