Serie - “Malattie respiratorie occupazionali”
Pubblicato: 2017-12-15

I tumori polmonari occupazionali

Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Oncologia, AOU San Luigi Gonzaga, Orbassano (TO)
Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Oncologia, AOU San Luigi Gonzaga, Orbassano (TO)
Carcinoma del polmone Esposizione professionale

Abstract

Il carcinoma del polmone costituisce il tumore con il maggior tasso di incidenza e di mortalità a livello mondiale. Sebbene il fumo di sigaretta rappresenti la causa predominante (essendo responsabile dell’80-90% dei nuovi casi), molti altri agenti eziologici possono concorrere nella patogenesi del carcinoma polmonare: l’esposizione professionale a sostanze cancerogene (quali ad esempio l’asbesto ed i metalli pesanti), le radiazioni e l’inquinamento ambientale. Si definiscono tumori professionali quelle neoplasie nella cui genesi ha agito come causa o concausa un’attività lavorativa con esposizione ad agenti cancerogeni. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha proposto la suddivisione degli agenti chimici, fisici, biologici e professionali in 4 categorie a seconda del potenziale di cancerogenicità. I principali agenti chimici/fisici ed attività professionali per i quali sia stata dimostrata un’associazione ad aumentato rischio di neoplasia polmonare sono: esposizione ad amianto, arsenico, berillio, clorometiletere e bisclorometiletere, cadmio, nichel, cromo, idrocarburi aromatici policiclici, nebbie di acidi inorganici forti contenenti acido solforico, silice libera cristallina, radiazioni ionizzanti, radon, verniciatura ed esposizione a fumo di sigaretta passivo. Esiste una forte sottostima dell’incidenza di tumori professionali, che va ricondotta ad una serie di fattori: impossibilità a distinguere clinicamente i tumori professionali dalle altre neoplasie, lungo periodo di latenza tra esposizione e insorgenza della patologia, difficoltà a identificare tutte le sostanze con le quali il lavoratore è venuto a contatto e a definire l’intensità dell’esposizione, le interazioni fra esposizioni professionali, le abitudini di vita e la suscettibilità individuale. È pertanto fondamentale una maggior sensibilizzazione dei medici agli aspetti medico legali connessi al riconoscimento delle malattie professionali, nonché l’implementazione di programmi di controllo e di strategie di prevenzione che prevedano sistemi di sorveglianza epidemiologica per il monitoraggio dell’esposizione a cancerogeni già noti nei luoghi di lavoro, l’identificazione e l’approfondimento di possibili nuovi fattori cancerogeni e che permettano di migliorare la misurazione dei livelli di esposizione ai cancerogeni stessi.

Definizione

Il carcinoma del polmone costituisce il tumore con il maggior tasso di incidenza e di mortalità a livello mondiale; negli USA si stimano oltre 200.000 nuovi casi/anno e 160.000 decessi/anno 1 2. In Italia il tumore del polmone, con oltre 40.000 nuove diagnosi all’anno, rappresenta l’11% delle neoplasie nella popolazione generale e, più in particolare, il 15% di queste nei maschi e il 6% nelle femmine 3.

Tra i vari fattori esogeni ed endogeni per i quali si attribuisca un ruolo diretto o indiretto nell’insorgenza del carcinoma polmonare, il fumo di sigaretta rappresenta la causa predominante, essendo responsabile dell’80-90% dei nuovi casi 4. L’effetto del fumo è dovuto all’azione combinata di una serie di sostanze ad azione cancerogena diretta (idrocarburi aromatici policiclici, nitrosamine e radicali liberi) o promuovente (fenoli, aldeidi). Il 10-20% dei casi di carcinoma polmonare nella popolazione caucasica si verifica tra i non fumatori 5. Oltre al fumo di sigaretta, molti altri agenti eziologici possono concorrere nella patogenesi del carcinoma polmonare: l’esposizione professionale a sostanze cancerogene (quali ad esempio l’asbesto ed i metalli pesanti) 6, le radiazioni 7 e l’inquinamento ambientale sono fra questi 8-10.

Tra gli agenti chimici, fisici e i processi industriali classificati come cancerogeni certi per l’uomo dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (International Agency for Research on Cancer, IARC), più della metà sono presenti negli ambienti di lavoro o lo sono stati in passato 11 12. L’esposizione a uno o più di questi agenti durante l’attività lavorativa è potenzialmente causa di un tumore di origine professionale.

Si definiscono tumori professionali quelle neoplasie nella cui genesi ha agito come causa o concausa un’attività lavorativa con esposizione ad agenti cancerogeni.

Si definiscono infatti tumori professionali quelle neoplasie nella cui genesi ha agito come causa o concausa un’attività lavorativa con esposizione ad agenti cancerogeni 6.

Epidemiologia

La prima stima, formulata da Doll e Peto negli anni ’80 per i paesi industrializzati 13, indicava una quota pari al 4% di tutti i tumori come attribuibile ad esposizione professionale. Tale quota, successivamente discussa ed aggiornata, è estremamente variabile per settore economico e sede anatomica della neoplasia.

I dati più recenti relativamente all’epidemiologia dei tumori occupazionali sono ricavabili dal progetto europeo CAREX (CARcinogen EXposure) 14, un sistema informativo internazionale sulle esposizioni professionali a cancerogeni noti e sospetti, che fornisce stime del numero di esposti per paese, attività industriale ed agente. Tale progetto veniva realizzato dall’istituto finlandese di medicina del lavoro FIOH (Finnish Institute of Occupational Health) in collaborazione con IARC e con il supporto del più ampio programma “L’Europa contro il cancro” dell’Unione Europea 15. Include dati su 139 agenti classificati nei gruppo 1, 2A o 2B dalla IARC, in 55 differenti settori di attività economiche, in 15 paesi dell’Unione Europea. Le stime sono state generate in due fasi.

Nella prima fase, sulla base della struttura occupazionale di ogni paese, è stata calcolata una stima in modo automatico, applicando le prevalenze di esposti calcolate in due paesi di riferimento (la Finlandia e gli Stati Uniti). Nella seconda fase, per alcuni paesi, tra cui l’Italia, è stato possibile adattare le stime standard alla specificità della realtà produttiva locale, mediante una revisione, opera di esperti nazionali 16. In Italia su un numero complessivo di 21,8 milioni di occupati sono stati stimati 4,2 milioni di esposti (pari al 24%) agli agenti inclusi nel database CAREX, con un totale di 5,5 milioni di esposizioni.

In Italia su un numero complessivo di 21,8 milioni di occupati sono stati stimati 4,2 milioni di esposti (pari al 24%) agli agenti inclusi nel database CAREX.

Le esposizioni più comuni sono state le seguenti: fumo passivo (770.000 esposti), radiazioni solari (550.000), fumi di scarico diesel (550.000), asbesto (350.000), polveri di legno (300.000), silice cristallina (260.000), piombo e composti inorganici (220.000), benzene (180.000), cromo esavalente e composti (130.000), idrocarburi policiclici aromatici (130.000) 14 16.

L’approccio CAREX è stato successivamente applicato anche in Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca e Lituania 17.

L’istituto finlandese di medicina del lavoro ha inoltre sviluppato un programma di raccolta dei dati relativi all’esposizione professionale ed agenti cancerogeni nella popolazione finlandese, il FINnish Job Exposure Matrix (FINJEM), utilizzato per stime epidemiologiche e progetti di sorveglianza e prevenzione 12.

I tumori polmonari, i mesoteliomi e le leucemie rappresentano le forme più frequenti di tumori occupazionali 18. Si stima che circa il 10% dei pazienti affetti da neoplasie polmonari sia stato esposto a carcinogeni professionali 19.

Esiste sicuramente una forte sottostima dell’incidenza di tumori professionali, che va ricondotta ad una serie di fattori: 1) impossibilità a distinguere clinicamente i tumori professionali dalle altre neoplasie; 2) lungo periodo di latenza (20-30 anni) tra esposizione e insorgenza della patologia; 3) difficoltà a identificare tutte le sostanze con le quali il lavoratore è venuto a contatto e a definire l’intensità dell’esposizione; 4) assenza di una anamnesi professionale dettagliata da parte del medico curante al momento della diagnosi; 5) non adeguata sensibilità dei medici agli aspetti medico-legali connessi al riconoscimento delle malattie professionali; 6) interazioni fra esposizioni professionali, abitudini di vita e suscettibilità individuale. Per i tumori polmonari occupazionali nello specifico, un altro elemento importante nella sottostima del problema è il ruolo confondente del fumo di tabacco, che può avere un effetto sinergico con le esposizioni professionali, potenziandone l’azione cancerogena 20.

Uno studio retrospettivo pubblicato nel 2011 da Robinson e colleghi ha indagato i tumori polmonari occupazionali nelle donne, in una coorte di oltre 200.000 donne decedute per tumore polmonare negli Stati Uniti. Tale studio ha confermato anche nelle donne un incremento del rischio di sviluppare neoplasie polmonari tra le lavoratrici nel settore industriale, agricolo e dei trasporti 21.

Classificazione IARC dei cancerogeni

L’Agenzia di Lione ha proposto la suddivisione degli agenti chimici, fisici, biologici e professionali in 4 categorie a seconda del potenziale di cancerogenicità (Tabella I) 11. Il gruppo 1 comprende i carcinogeni umani certi (120 agenti); il gruppo 2A comprende carcinogeni probabili per l’uomo ed include 81 agenti; il gruppo 2B riunisce i carcinogeni possibili, per un totale di 299 sostanze; il gruppo 3 comprende le sostanze non classificabili come carcinogene (al momento pari a 502); il gruppo 4, infine, raggruppa sostanze probabilmente non carcinogene per l’uomo (1 solo agente).

L’ingresso nella lista IARC dei cancerogeni richiede che siano disponibili sia i risultati di studi di laboratorio che quelli di studi epidemiologici sull’uomo.

L’ingresso nella lista IARC dei cancerogeni richiede che siano disponibili sia i risultati di studi di laboratorio che quelli di studi epidemiologici sull’uomo. Tale suddivisione rappresenta ovviamente un processo dinamico, che si modifica parallelamente con l’accrescere della letteratura scientifica.

Agenti ed attività professionali correlati ad un aumentato rischio di tumore del polmone

I principali agenti chimici/fisici ed attività professionali per i quali sia stata dimostrata un’associazione ad aumentato rischio di neoplasia polmonare sono 6 22-24 (Tabella II):

  1. Amianto, utilizzato nel settore energetico (manutenzione e posa di impianti per la produzione di energia elettrica ed assimilati, di impianti idraulici e di impianti a gas); metalmeccanica e fabbricazione di prodotti in metallo (produzione, montaggio e manutenzione di forni e caldaie; operazioni di saldatura); produzione di manufatti in amianto o cemento-amianto (lastre, pannelli, vasche, coperture, corde, tessuti e cartoni); edilizia (posa, lavorazione e demolizione di lastre per tetti, tubature, vasche, pannelli in cemento-amianto; attività di coibentazione); industria del vetro e della ceramica; costruzione e riparazione nel settore ferroviario, navale, aeronautico, automobilistico; siderurgia e metallurgia (manutenzione dei forni, uso di protezioni personali in amianto); industria estrattiva (attività in cave, miniere e lavori di taglio, attività in giacimenti di petrolio greggio e gas naturali). Markowitz e coll. hanno studiato l’associazione tra esposizione ad asbesto, asbestosi, fumo di sigaretta e tumore del polmone in una coorte di 2.377 uomini addetti all’isolamento nel settore edile nel Nord America 25, raccogliendo i dati relativi all’esposizione lavorativa, radiografia del torace e spirometria tra il 1981 ed il 1983 e monitorando la mortalità cancro-correlata fino al 2008. Il gruppo di confronto era costituito da una coorte di 54.243 operai non esposti ad asbesto nello stesso periodo di cui erano noti l’anamnesi professionale e l’esposizione al fumo di sigaretta.
  2. Lo studio ha confermato un incremento del rischio di morte per tumore polmonare pari al 3,6% tra i lavoratori non fumatori esposti ad asbesto, al 7,4% tra i lavoratori non fumatori con riscontro di asbestosi alla radiografia del torace e al 36,8% tra i lavoratori fumatori con asbestosi polmonare.

Lo studio ha confermato un incremento del rischio di morte per tumore polmonare pari al 36,8% tra i lavoratori fumatori con asbestosi polmonare.

La legge 257/92 è stata la prima legge in Italia volta a regolare il trattamento e lo smaltimento dell’amianto; essa recepiva la direttiva CEE 91/382 vietando l’estrazione, la produzione e la commercializzazione dell’amianto. Il Decreto Ministeriale del 6 Settembre 1994 ed il Decreto Ministeriale del 20 Agosto 1999 stabilivano le procedure per la rimozione dei manufatti contenenti amianto, il trasporto, il deposito dei rifiuti di amianto in discarica per rifiuti speciali e pericolosi, il trattamento, l’imballaggio e la ricopertura dei materiali contenenti amianto. Infine tutta la normativa sull’amianto è stata organicamente disciplinata a partire dal 30 Aprile 2008 nel Testo Unico in tema di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro, con il Decreto Legislativo del 9 Aprile 2008 n. 81.

  1. Esposizione all’arsenico in corso di: estrazione, raffinazione e metallurgia di metalli non ferrosi contenenti arsenico come impurità (soprattutto rame, piombo, zinco, stagno e cobalto); produzione ed utilizzo di pigmenti contenenti arsenico (carte da parati, tele, fuochi d’artificio, tintoria); concia, trattamento e conservazione di pelli e pellicce; industria elettronica (fibre ottiche, microchip); decapaggio di metalli e trattamento con acidi forti di minerali arseniferi (con sviluppo di arsina); fabbricazione di acido solforico e cloridrico (con sviluppo di arsina); uso di erbicidi, insetticidi e rodenticidi in agricoltura. Lo studio di Hertz-Picciotto et al., sintetizzando i risultati di sei diversi studi di coorte, ha dimostrato come l’esposizione professionale all’arsenico e il fumo di sigaretta concorrano in modo sinergico nella patogenesi del tumore polmonare 26.
  2. Estrazione ed utilizzo del berillio nell’industria aeronautica, aerospaziale, automobilistica (air-bag, abs), elettronica (elettrodi, microchip), nella produzione di candele di motori a scoppio, produzione di finestre per tubi di raggi X, rotori di turbine, lampade fluorescenti, reattori nucleari, armi atomiche e presidi biomedicali 27-30.
  3. Produzione di clorometiletere e bisclorometiletere: fabbricazione di resine a scambio ionico e altri polimeri, utilizzo di clorometiletere come intermediario di sintesi di materie plastiche e nell’industria tessile (finissaggio di fibre tessili, filati, e tessuti, trattamento e rigenerazione di fibre tessili). Uno studio di coorte in uno stabilimento francese per la produzione di resine a scambio ionico ha dimostrato un maggior rischio di sviluppare neoplasie polmonari per i lavoratori potenzialmente esposti a clorometiletere e bisclorometiletere rispetto ai lavoratori della stessa fabbrica non esposti, rischio relativo (RR) = 5,0, intervallo di confidenza al 95% (95% IC 2,0-12,3), e anche rispetto ad una popolazione di riferimento esterna (RR: 7,6, 95% IC: 4,3-13,5). L’età al momento della diagnosi di carcinoma polmonare era inferiore (di circa 10 anni) tra gli esposti rispetto ai non esposti, ed il tempo medio tra la prima esposizione e la diagnosi era di 13 anni (95% IC: 8-18) 31-33.
  4. Cadmio: utilizzato per la produzione di leghe contenenti cadmio; fabbricazione di batterie e accumulatori alcalini al nichel-cadmio, fabbricazione di pigmenti e stabilizzanti contenenti cadmio. L’esposizione al cadmio può avvenire in corso di verniciatura a spruzzo con vernici contenenti cadmio, di cadmiatura galvanica; durante la lavorazione di rame, zinco e piombo nelle fonderie, e nell’industria di recupero del cadmio 34 35. I dati di una recente metanalisi che ha sintetizzato i risultati degli studi di coorte e degli studi caso-controllo pubblicati fino ad Aprile 2015 per un totale di oltre 25.000 soggetti esposti al cadmio, non ha tuttavia dimostrato una relazione statisticamente significativa tra esposizione al cadmio e rischio di sviluppare neoplasie polmonari 35.
  5. Raffinazione del nichel e suo utilizzo: processi di nichelatura galvanica, fabbricazione di batterie e accumulatori alcalini al nichel-cadmio e saldatura di acciai speciali 36.
  6. Cromo: utilizzato nei processi di cromatura galvanica, nella produzione di coloranti e pigmenti a base di cromo, produzione industriale di cromati e di cemento e nella concia delle pelli. Una revisione sistematica di 5 studi di coorte in lavoratori impiegati nella produzione del cromo sottolinea come l’aumento del rischio di neoplasie polmonari diventi significativo per concentrazioni di cromo esavalente superiori a 1µg/m3 37.
  7. Esposizione ad idrocarburi aromatici policiclici nel settore edile (asfaltatura, bitumatura e impermeabilizzazione dei tetti, manutenzione e pulizia di camini e caldaie), siderurgico e in cantieristica navale (catramatura di natanti); esposizione a peci di catrame nella distillazione del catrame e produzione di combustibili, nella lavorazione del coke e produzione di gas dal carbone; esposizione a gas di scarico di motori diesel (lavoratori delle ferrovie, garagisti, meccanici, vigili del fuoco, addetti al controllo del traffico, parcheggiatori) 38-40.
  8. Una meta-analisi di Rota e coll. ha riassunto i risultati degli studi di coorte condotti tra il 1958 ed il 2014 relativi all’esposizione lavorativa a idrocarburi aromatici policiclici e l’insorgenza di tumori del polmone e genitourinari. Tali studi comprendevano popolazioni eterogenee per mansioni: operai dell’industria di produzione dell’alluminio (7 studi), fonderie del ferro e dell’acciaio (2 studi), asfaltatori (2 studi) e operai impiegati nella produzione del carbone (2 studi) (RR: 1,31, 95% IC: 1,08-1,59) ed un debole incremento del rischio nei lavoratori addetti alla produzione dell’alluminio in 11 studi (RR: 1,08, 95% IC: 0,95-1,23) 40.
  9. Nebbie di acidi inorganici forti contenenti acido solforico: industria chimica (produzione di fertilizzanti fosfatici, alcool isopropilico ed etilico, acido solforico e nitrico, saponi e detergenti) e industria galvanica (produzione di batterie e accumulatori al piombo) 41. Le nebbie di acidi inorganici forti contenenti acido solforico sono state classificate tra i cancerogeni di gruppo 1 sin a partire dal 1992.
  10. Esposizione a silice libera cristallina: industria siderurgica, industria del cemento, della ceramica, del vetro e del cristallo, lavori in miniere e gallerie, durante i processi di sabbiatura nell’industria metalmeccanica, in cantieristica navale ed edilizia, nella lavorazione di materiali refrattari, lavorazione dell’arenaria e di altre pietre contenenti silice libera cristallina. Una recente metanalisi ha riassunto i risultati degli studi volti a definire la relazione tra esposizione alla silice cristallina ed il rischio di tumore del polmone pubblicati fino ad Aprile 2016, confermando un aumento dose dipendente del rischio di neoplasie polmonari nei lavoratori esposti a silice cristallina, indipendentemente dalla concomitanza o meno di silicosi polmonare 42.
  11. Radiazioni ionizzanti (X e Ɣ): utilizzate in radiodiagnostica, radioterapia, per l’esecuzione di radiografie industriali, in attività di ricerca, di sterilizzazione e attività militari. Un grosso studio di coorte (INWORKS) ha confermato la correlazione tra l’esposizione professionale prolungata a basse dosi di radiazioni ionizzanti e l’insorgenza di numerose neoplasie solide, comprese quelle toraciche 43.

Un grosso studio di coorte (INWORKS) ha confermato la correlazione tra l’esposizione professionale prolungata a basse dosi di radiazioni ionizzanti e l’insorgenza di numerose neoplasie solide, comprese quelle toraciche.

  1. Esposizione a radon durante attività estrattive in miniere di uranio, ferro, pirite, ematite, zinco, nella costruzione di edifici con materiali di origine vulcanica (tufo, granito), e durante le attività lavorative svolte in tunnel, metropolitane, sottovie, grotte e in tutti i luoghi sotterranei 44. Il radon è un gas radioattivo naturale, prodotto dal decadimento radioattivo dell’uranio, che si trova comunemente in natura nel suolo e nelle rocce 45. In Italia l’esposizione al radon è responsabile, secondo la stima del 2010 dell’Istituto Superiore di Sanità, di circa 3.200 casi di tumore polmonare all’anno e rappresenta una delle principali cause di tumori polmonari nei non-fumatori.

In Italia l’esposizione al radon è responsabile di circa 3.200 casi di tumore polmonare all’anno e rappresenta una delle principali cause di tumori polmonari nei non-fumatori.

I risultati di 13 studi epidemiologici condotti in Paesi europei (incluso quello effettuato in Italia), hanno dimostrato un significativo incremento del rischio di tumore polmonare all’aumentare dell’esposizione al radon; l’esistenza di un forte effetto sinergico tra fumo di sigaretta e radon; l’evidenza del rischio di tumore polmonare anche a livelli di concentrazione di radon medio-bassi (inferiori a 200 Bq/m3) nel caso di esposizioni prolungate; ed un aumento di rischio di tumore polmonare del 16% per ogni 100 Bq/m3 di incremento di concentrazione media di radon 46 47.

  1. Verniciatura di interni ed esterni, di oggetti in legno e metallo, di automobili ed altri veicoli. La relazione tra esposizione a vernici ed aumentato rischio di tumore del polmone è stata confermata da una recente metanalisi, che ha analizzato i risultati di 47 studi di coorte, per un totale di oltre 11.000 addetti ai processi di verniciatura deceduti per tumore polmonare (RR: 1,35, 95% IC: 1,29-1,41). L’aumento di rischio conseguente all’esposizione alle vernici è risultato superiore nel sottogruppo di lavoratori non fumatori. La verniciatura è risultata inoltre essere fattore di rischio indipendente rispetto all’esposizione professionale ad altri cancerogeni 48.
  2. Esposizione al fumo di sigaretta passivo negli ambienti di lavoro 49-51.

L’introduzione di leggi antifumo ha ridotto l’incidenza di tumore del polmone secondario all’esposizione a fumo di sigaretta passivo negli ambienti di lavoro.

L’introduzione in Italia (Legge 16 Gennaio 2003 n. 3) e in numerosi altri Paesi dell’Unione Europea di leggi antifumo, che regolamentano la pratica del fumo e limitano la possibilità di fumare negli spazi pubblici e nei luoghi di lavoro, ha ridotto l’incidenza di tumore del polmone secondario all’esposizione a fumo di sigaretta passivo negli ambienti di lavoro 50.

Gestione clinica

I criteri per la diagnosi clinica delle neoplasie polmonari professionali ed i protocolli terapeutici non differiscono da quelli adottati per le forme non professionali. Anche dal punto di vista istologico non vi sono differenze con le neoplasie non professionali.

La diagnosi eziologica richiede invece la raccolta di una minuziosa anamnesi lavorativa e, possibilmente, la misura documentata (o quanto meno stimata) dell’esposizione lavorativa.

Nella pratica clinica quotidiana la prima fondamentale misura che deve essere adottata, e ancor di più nei soggetti non-fumatori, è la metodica ed accurata raccolta dell’anamnesi lavorativa, che tenga conto del tipo di attività svolta, della durata, del luogo, dell’esposizione a polveri, fumi o gas e del tipo di misure preventive adottate.

La diagnosi di neoplasie polmonari professionali riveste un importante ruolo in ambito preventivo: tramite il registro degli esposti è possibile risalire ai colleghi di lavoro del paziente attuando così un programma di prevenzione secondaria.

La diagnosi di neoplasie polmonari professionali riveste infatti un importante ruolo in ambito preventivo: tramite il registro degli esposti a sostanze cancerogene è possibile risalire ai colleghi di lavoro del paziente attuando così un programma di prevenzione secondaria pur essendo prioritaria una prevenzione primaria ogni qualvolta attuabile.

L’implementazione di un sistema efficace per la rilevazione di tumori occupazionali ha implicazioni importanti anche per il riconoscimento assicurativo ai fini dell’indennizzo.

Conclusioni

Sebbene il fumo di sigaretta rappresenti senza dubbio il più rilevante fattore di rischio per l’insorgenza di un carcinoma del polmone, l’esposizione ambientale e professionale a radon, asbesto e metalli pesanti quali cromo, cadmio e arsenico concorrono fortemente ad incrementare tale rischio.

Per ovviare alla forte sottostima dell’incidenza di tumori professionali è fondamentale la sensibilizzazione dei medici agli aspetti medico-legali e l’implementazione di programmi di controllo e di strategie di prevenzione.

Per cercare di ovviare alla forte sottostima dell’incidenza di tumori professionali è fondamentale una maggior sensibilizzazione dei medici agli aspetti medico-legali connessi al riconoscimento delle malattie professionali, nonché l’implementazione di programmi di controllo e di strategie di prevenzione che prevedano sistemi di sorveglianza epidemiologica per il monitoraggio dell’esposizione a cancerogeni già noti nei luoghi di lavoro, l’identificazione e l’approfondimento di possibili nuovi fattori cancerogeni e che permettano di migliorare la misurazione dei livelli di esposizione ai cancerogeni stessi.

Figure e tabelle

Gruppo Classificazione Parametri Numero di agenti
1 Cancerogeni certi per l’uomo Sufficiente evidenza negli studi epidemiologici e negli studi di laboratorio su animali 120
2A Cancerogeni probabili per l’uomo Limitata evidenza negli studi epidemiologici e sufficiente evidenza negli studi di laboratorio su animali 81
2B Cancerogeni possibili per l’uomo Limitata evidenza negli studi epidemiologici e inadeguata evidenza negli studi di laboratorio su animali 299
3 Sostanze non classificabili come cancerogene per l’uomo Inadeguata evidenza negli studi epidemiologici e negli studi di laboratorio su animali 502
4 Sostanze probabilmente non cancerogene per l’uomo L’evidenza suggerisce l’assenza di cancerogenicità sia negli studi epidemiologici che negli studi di laboratorio su animali 1
Tabella I.Classificazione dei cancerogeni dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro.
Cancerogeni con sufficiente livello di evidenza Cancerogeni con limitato livello di evidenza
Processo Acheson, esposizione Nebbie di acidi forti inorganici
Produzione dell’alluminio Vetrerie artistiche, contenitori in vetro e manufatti pressati
Arsenico e composti inorganici dell’arsenico Biomassa combustibile
Asbesto Bitumi, esposizione professionale a ossidi di bitumi durante coperture dei tetti
Berillio e composti del berillio Bitumi, esposizione professionale a bitumi ossidati e loro emissione durante il lavoro di colaggio asfalto
Bisclorometiletere; clorometiletere Fabbricazione elettrodi di carbonio
Cadmio e composti del cadmio Tolueni alfa-clorurati e benzil cloruro
Composti del cromo Metallo di cobalto con carburo di tungsteno
Carbone, emissioni da combustione domestica Creosoti
Gassificazione del carbone Diazinone
Peci di catrame di carbone Fibre di carburo di silicio
Produzione di carbone coke Frittura, emissioni da alte temperature
Fumi di scarico diesel Idrazina
Estrazione di ematite Insetticidi
Fusione di ferro e acciaio Verniciatura
MOPP (vincristina-prednisone-azotiprite-procarbazina) 2,3,7,8-Tetraclorodibenzopara-diossina
Composti del nichel
Inquinamento atmosferico
Verniciatura
Particolato ambientale
Plutonio
Radon-222 e suoi prodotti di decadimento
Industria della gomma
Silice libera cristallina
Fuliggine
Fumo di sigaretta
Fumo di sigaretta passivo
Fumi di saldatura
Radiazioni X, Ɣ
Tabella II.Agenti chimici e/o fisici e processi industriali inseriti nel programma di monografie dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) per i tumori polmonari, con livello di evidenza sufficiente (prima colonna) e limitata (seconda colonna) negli studi epidemiologici.

Riferimenti bibliografici

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Affiliazioni

Consuelo Buttigliero

Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Oncologia, AOU San Luigi Gonzaga, Orbassano (TO)

Silvia Novello

Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Oncologia, AOU San Luigi Gonzaga, Orbassano (TO)

Copyright

© Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri – Italian Thoracic Society (AIPO – ITS) , 2017

Come citare

Buttigliero, C., & Novello, S. (2017). I tumori polmonari occupazionali. Rassegna Di Patologia dell’Apparato Respiratorio, 32(6), 272-279. Recuperato da https://www.aiporassegna.it/article/view/149
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